Karitè – Vitellaria paradoxa


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L’albero del Karitè, detto anche albero dell’eterna giovinezza è una pianta nota a tutti per gli impieghi del burro cosmetologico e l’olio commestibile estratto dai suoi semi simili a noci.


Caratteristiche generali del Karité – Vitellaria paradoxa

Il Karitè, nome scientifico Vitellaria paradoxa o Butyrospermum parkii, è una pianta della famiglia delle Sapotaceae, originaria dell’Africa, diffusa allo stato spontaneo soprattutto nei paesi dell’area centrale dal Benin al Ciad dal Congo alla Nigeria, dal Senegal al Sudan, dal Togo all’Uganda. Oggi l’albero del Karité viene coltivato anche in America centrale con la massima diffusione in Honduras dove è conosciuta con il nome di Tango.

La Vitellaria paradoxa è un albero molto longevo che può vivere fino a 200 anni anche se è caratterizzato da una crescita molto lenta raggiunge un’altezza media di circa 12 metri dando vita ad una chioma espansa, ricca di foglie, variamente ramificata fin dalla base sorretta da un tronco molto grande che in un esemplare sviluppato può raggiungere il diametro di un metro.

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Tronco e rami sono rivestiti da una spessa e robusta corteccia squamosa (simile a quella del Pesco o dell’Albicocco) che ha la funzione di proteggerli dall’eccessivo caldo ambientale infatti, essa,  limita al minimo la perdita dell’acqua vegetale per evaporazione. Dalle squame aperte della corteccia fuoriesce un lattice bianco, viscoso simile al mastice colloso.

Karitè – Vitellaria paradoxa

Le foglie hanno forma allungata con apice leggermente appuntito; la pagina fogliare, lunga e larga rispettivamente dai 15 ai 25 cm e dai 4 ai 7 cm., presenta una vistosa nervatura principale e varie nervature secondarie che si diramano verso i margini lievemente ondulati. Le foglie sono disposte sui rami (alquanto tozzi e bitorzoluti) a formare densi ciuffi; sono sorrette da piccioli lunghi mediamente 8 cm., e il loro colore varia: esse infatti, come nella Fotinia, da giovani sono di caratteristico colore rosso – ruggine poi crescendo virano al verde brillante. La pagina superiore delle foglie è liscia e lucida mentre quella inferiore è opaca e di colore verde chiaro.

I fiori, gradevolmente profumati, come le foglie sono riuniti in grappoli e, quando sono ancora in boccio sono di colore marrone scuro con peduncolo tomentoso mentre aperti sono simili a quelli del Kiwi, ma con corolla corolla doppia formata da petali esterni più grandi di colore verde con sfumature di giallo e petali interni leggermente più piccoli che fanno da corona a lunghi stami lattescenti.

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I frutti o noci del Karité, simili a prugne o a frutti dell’Argan, hanno un mallo carnoso interno rivestito da un tegumento liscio, lucido e di colore verde. I frutti per raggiungere la maturazione impiegano da 5 a 6 mesi e vengono prodotti solo da esemplari che hanno almeno 15 anni di vita. La produttività massima della pianta va dai 50 ai 100 anni e in media da ogni albero del Karité produce 20-25 Kg di frutti da cui si ricavano da 3 a 4 kg di noci.

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I semi sono noccioli legnosi ed oleosi di colore marrone-ruggine ricchi di una sostanza grassa da cui si ricava il prezioso burro famoso in tutto il mondo per il gradevole profumo e per il suo sapore dolciastro. I semi non hanno una buona capacità di germinazione.

Fioritura dell’albero del Karité: la pianta fiorisce da dicembre a marzo.

Coltivazione dell’albero del Karité

La pianta della giovinezza o albero del Karité è da vari anni considerata una vulnerabile da IUCN  in quanto gli esemplari selvatici sono in via di estinzione poichè sfruttati al massimo a fini economici. Per quanto riguarda la coltivazione intensiva o programmata i tentativi fatti sono stati infruttuosi in quanto il karité cresce spontaneamente solo nei luoghi di origine.

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Raccolta delle noci di Karité

  1. La raccolta dei frutti dell’albero della giovinezza viene fatta dalle donne indigene da Giugno-Luglio fino a Settembre.
  2. I noccioli o semi, liberati manualmente dalla polpa che li riveste, vengono selezionati, fatti essiccare al sole per diversi giorni.
  3. Successivamente i semi vengono frantumati, pestati e macinati fino ad ottenere una pasta spessa e grassa di consistenza burrosa che in base al contenuto di carotenoidi può avere un colore bianco-avorio o un colore giallo intenso.

L’odore del burro di Karité grezzo ricorda quello del cioccolato e quello ottenuto da processi di tostatura può risultare leggermente affumicato.

Anche il contenuto e la composizione degli oli vegetali contenuti nei semi cambia in funzione al periodo della raccolta, della varietà, delle condizioni ambientali e della lavorazione.  Oltre che con il metodo tradizionale, sostanzialmente manuale, l’estrazione dell’olio può avvenire sia meccanicamente per compressione a freddo sia con solvente chimici.

Usi dei frutti del Karité

I semi o noci del Karitè raccolti in piena maturazione vengono utilizzati per ricavarne il burro di Karitè inconfondibile per il suo colore lievemente giallo o verde che per le sue proprietà benefiche viene utilizzato in tutto il mondo per la preparazione di tantissimi prodotti di bellezza, la cura di malattie da raffreddamento e come condimento nella cucina locale.

Le donne indigene da sempre lo utilizzano per proteggere la pelle dai raggi solari, dal vento e dall’azione erosiva della salsedine.

Nei luoghi di origine tutte le parti dell’albero del burro vengono utilizzate per vari scopi:

  • gli scarti o residui delle lavorazioni come mangime per il bestiame;
  • il grasso serve anche per fare saponi e candele;
  • il lattice che fuoriesce dalla corteccia e dalle foglie viene utilizzato come colla e come base per il chewing-gum;
  • il legno, molto duro e compatto invece trova largo impiego nell’artigianato locale per la produzione di utensili da cucina e la costruzione di  oggetti vari per la casa.

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Curiosità sul caritè

In Italia il karité viene comunemente chiamato caritè o albero del burro; in Inghilterra invece è noto come Shea butter; in Francia come arbre à beurre e árbol montequero in Spagna. Altri nomi comuni altrettanto famosi sono: albero sacro e albero della vita.

Il genere Vitellaria fu istituito da Carl Friedrich von Gaertner nel 1807. Nel 1865 il botanico polacco Kotschy ha proposto per l’albero della giovinezza il nome di Butyrospermun parkii in onore del suo scopritore Mungo Park, esploratore scozzese che in uno dei suoi molti viaggi lungo il fiume Niger scoprì le proprietà di questa pianta sacra e come venivano utilizzati i suoi frutti dalle popolazioni indigene locali. Oggi il nome scientifico viene considerato però che viene però solo come un sinonimo di Vitellaria paradoxa.

Anticamente nei luoghi di origine, gli indigeni mescolavano l’olio di carité con la terra e con questo sorte di impasto simile allo stucco o alla calce rivestivano muri e pareti.

Galleria dell’albero del Karitè o Albero del burro

CasaeGiardino
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