Panda, arriva la buona notizia: non è più in pericolo di estinzione
Il panda non è più a rischio estinzione: l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura lo ha classificato come vulnerabile, e gli esemplari sono in aumento. Si tratta di un traguardo storico per l’ambiente, ma molto rimane ancora da fare per considerare la specie del tutto salva dall’estinzione.
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Quando si parla di animali a rischio estinzione, di protezione della biodiversità e di progetti per la salvaguardia degli animali, l’immagine del panda è la prima che viene in mente. Simbolo anche diplomatico della lotta alla distruzione del mondo animale, il panda è stato per moltissimi anni in prima linea verso l’estinzione, ma ora non è più così. L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, infatti, ha classificato il panda come specie vulnerabile e non più a rischio estinzione.
Si tratta di un traguardo storico, che il WWF e molte altre associazioni festeggiano con gioia, ma che non rappresenta certo la fine della battaglia. La specie, infatti, continua a fronteggiare difficoltà di vario tipo, che mettono in pericolo la sua sopravvivenza nonostante l’aumento degli esemplari a livello mondiale. Ecco come stanno realmente le cose, al di là delle etichette e delle classificazioni.
Il panda non è più a rischio estinzione

Per quanto si associ il panda alle specie a rischio estinzione, in realtà l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura lo ha declassato a specie vulnerabile dal settembre del 2016. Da quando il WWF ha preso a cuore la sopravvivenza dei panda, e grazie anche alla collaborazione con le ong cinesi e i governi locali dei Paesi dove vivono questa specie, la popolazione dei panda giganti è passata da 1.100 individui negli anni ‘80 a 1.864 esemplari nel 2016. Si tratta di un incremento del 17%, a cui vanno sommati anche gli 800 panda che vivono in giardini zoologici, centri di ricerca e progetti di riproduzione in cattività.
Nonostante questa diversa nomenclatura però, la realtà dei fatti evidenzia che ci sono ancora numerosi pericoli sulla strada della salvezza della specie. Per fare qualche esempio, le criticità maggiori da affrontare riguardano:
- la distruzione delle foreste e degli habitat naturali,
- la diminuzione della disponibilità dei germogli di bambù,
- il bracconaggio e il mercato nero,
- l’invadenza delle infrastrutture costruite dall’uomo.
Il panda come simbolo diplomatico

In occasione della giornata mondiale del panda, che ricorre il 16 marzo, è importante ricordare anche il ruolo diplomatico che il panda ha ricoperto, e che ricopre tutt’ora, nelle relazioni internazionali. Sin dagli anni ‘40 del secolo scorso il governo cinese utilizza i panda come strumento commerciale, per stringere accordi e rafforzare i legami diplomatici con gli altri paesi del mondo. Come? Prestando e donando i panda agli zoo delle varie capitali mondiali. Fu proprio tramite questo meccanismo che il WWF scelse il proprio simbolo.
Nel 1961, infatti, la Cina donò un panda gigante allo zoo di Londra come segno di pace, dialogo e fratellanza. A lui si ispirò Gerald Watterson per i bozzetti che Sir Peter Scott, fondatore del WWF, sviluppò nella prima versione del logo. Dopo diversi aggiornamenti grafici, il panda rappresenta ancora il WWF, e simboleggia anche tutte le altre specie a rischio estinzione che, purtroppo, aumentano di anno in anno. Ricorda, inoltre, che anche se una specie esce dal pericolo dell’estinzione, la salvezza non è assicurata, ed è importante non fare passi indietro nella tutela della biodiversità, ma continuare a lavorare per assicurare la sopravvivenza a più specie possibile, per difenderle dall’azione dell’uomo e dal cambiamento climatico.