Superbonus, maxi-tassa per chi vende casa entro 10 anni dai lavori
Superbonus, la nuova circolare di Agenzia Entrate rende operativa la norma sulla tassa per le plusvalenze in caso di vendita della casa prima che siano trascorsi 10 anni dalla conclusione dei lavori di ristrutturazione. Ecco come funziona, a quanto ammontano le aliquote e su quali immobili si applica.
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Superbonus, tra le norme che sono entrate in vigore nel 2024, in base alle disposizioni del governo approvate con l’ultima legge di Bilancio c’è anche la maxi tassa sulle plusvalenze, una maggiorazione di imposta che si applica ai proprietari nel caso di vendita del bene immobile. Opererà a prescindere dal fatto che sia stato ristrutturato totalmente o in parte, ma beneficiando dell’agevolazione fiscale al 110% con cessione del credito o sconto in fattura, prima della scadenza prevista dei 10 anni.
Si tratta di una tassa sulla plusvalenza, la cui aliquota del 26% verrà calcolata quindi sul guadagno generato dall’operazione di cessione a titolo oneroso. La norma ufficialmente è in vigore dal 1° gennaio ma soltanto recentemente l’Agenzia delle Entrate è intervenuta con una circolare, la n.13/E del 13 giugno, per chiarire alcuni dubbi in merito.
A quali immobili si applica la maxi tassa

In base alle indicazioni del fisco, la maxi tassa sulle plusvalenze per le case oggetto di Superbonus, vendute prima di 10 anni dai lavori non si applicherà a tutte le tipologie. Saranno infatti interessati dalla sanzione gli immobili, ristrutturati con agevolazione fiscale al 110% con interventi finalizzati all’efficientamento energetico, anche se effettuati solo su parti comuni del condominio. Non saranno invece soggetti alla tassa i proprietari di immobili con queste caratteristiche:
- Oggetto di successione
- Che sono stati adibiti a principale abitazione del proprietario o familiari per almeno 10 anni prima dei lavori. O se dalla costruzione all’acquisto sono passati meno di 10 anni.
- L’aliquota verrà applicata solo per la prima vendita e non scatta per quelle successive.
Come si calcola la plusvalenza
La plusvalenza che di fatto indicherà quale sarà l’importo effettivo da pagare come prelievo fiscale all’atto della vendita degli immobili ristrutturati si applicherà in base al prezzo di vendita. E per questo si considera il maggiore valore acquisito dopo i lavori. Pertanto dal 1 gennaio 2024, chi vende dovrà pagare una imposta al 26%. Il pagamento si effettuerà come prelievo sulle operazioni che verranno indicate dal fisco con: “redditi diversi”. In alternativa il contribuente può scegliere di avvalersi dell’aliquota progressiva Irpef, calcolata in base al totale imponibile.
Per quanto riguarda invece il costo degli interventi agevolati che concorreranno alla plusvalenza, sono previsti due casi:
- Non verranno calcolati i costi del Superbonus se l’intervento si è concluso da meno di 5 anni dalla vendita
- Concorreranno al 50% se le ristrutturazioni sono terminate da più di 5 anni
Da questi calcoli, il fisco non terrà conto di interventi agevolati effettuati dai proprietari con bonus differenti dal 110%. Quindi alcuni immobili non saranno inclusi nella tassazione. In particolare quelli che sono stati oggetto di ristrutturazione o efficientamento energetico utilizzando gli altri benefici fiscali al 90% e al 70%. Sempre e solo nel caso in cui il contribuente abbia usufruito dello sconto in fattura o cessione del credito. Non sono quindi previste imposte sulle plusvalenze per chi ha sfruttato il Superbonus scegliendo un rimborso Irpef con la detrazione fiscale in 10 anni.