Superbonus e cessione: è legittimo il 75% del valore dei crediti?

Autore:
Laura Scarpellini

La cessione dei crediti nel contesto del Superbonus sta procedendo con preoccupante lentezza, generando dubbi sull’offerta al ribasso. Ci si chiede se sia effettivamente etico pagare solo il 75% del valore nominale del credito, aumentando così il costo della cessione al 25%. Cerchiamo di fare un pò di chiarezza, a tal proposito.

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Cessione credito Superbonus: il dilemma legale dell’offerta al 75% del suo  valore

Ad oggi restano molti interrogativi legittimi, che vanno a toccare la legalità di questa pratica. La situazione è molto complessa anche perché il costo del Superbonus ha notevolmente inflazionato il debito pubblico. A oggi la spesa potenziale stimata ammonta a 97 miliardi di euro per gli investimenti, ammessi alla detrazione. C’è da dire però che tale spesa è  da intendersi potenziale, in quanto non è certo che i crediti possano essere incassati integralmente.

A quanto pare le  operazioni di cessione del credito stanno subendo un ulteriore rallentamento, malgrado il recente annuncio di Poste Italiane, riguardo alla riapertura dell’acquisto dei crediti dei contribuenti. La notizia in prima battuta ha ridato un briciolo di speranza a tutti coloro che si sentono ormai vagare nell’oblio. Tuttavia, le condizioni offerte da Poste Italiane rimangono tra le più convenienti, acquistando i crediti a 94 euro per ogni 100 euro di spesa, esclusivamente per crediti fiscali al 110%, nel limite di 150 mila euro, in un arco di quattro anni.

C’è legalità nel pagare il 75% dei crediti? Ovvia riflessione, sulla macchinosa cessione del credito

Per gli italiani a questo punto sorge legittima la domanda se sia etico o meno saldare i crediti al 75% del loro valore nominale. È fondamentale considerare se questa percentuale rientri nei parametri stabiliti dalla Banca d’Italia per definire un’operazione come usuraia, soprattutto nel contesto della cessione del credito.

Nel valutare la legalità di questa pratica, a questo punto occorre fare una distinzione importante. La cessione del credito a imprese o parenti con adeguata capacità finanziaria per recuperare tali crediti differisce dalla cessione a soggetti che si dedicano attivamente al trading sui crediti, violando così la riserva bancaria, poiché si tratta di organizzazioni professionali.

La legittimità di questa transazione diventa complessa da determinare a priori, poiché non sempre la cessione del credito si traduce in un’operazione di natura finanziaria, rendendo difficile l’applicazione della normativa sull’usura.

Inoltre, è essenziale considerare che anche offerte al ribasso nell’acquisto dei crediti potrebbero non costituire operazioni rientranti nell’usura, compreso il pagamento del 75% o persino meno di questa percentuale, in base alle normative in essere. È un tema questo che richiede un’attenta analisi alla luce delle leggi vigenti, e delle specifiche circostanze in cui avviene la cessione dei crediti.

Banche, Euro
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Cessione crediti Superbonus: confronto tra offerte e possibili azioni lucrative

Nel panorama della cessione dei crediti legati al Superbonus, ecco che emergono condizioni eterogenee che delineano un quadro molto complesso. Attualmente, l’offerta più vantaggiosa proviene da Poste Italiane, che rimborsa 94 euro ogni 100 euro di spesa, garantendo un rendimento superiore rispetto ad altre proposte. Intesa San Paolo, ad esempio, restituisce l’85,45% del 110% del Superbonus, pari a 93,995 euro ogni 100 euro di spesa. Sparkasse offre 92 euro, mentre Unicredit, pur acquistando a 94,38 euro ogni 100 euro di spesa, accetta crediti solo da imprese che derivano da sconto in fattura.

Questa dinamica, complicata e contaminata di restrizioni normative, vede anche l’emergere di nuove piattaforme private che offrono in media 90 euro ogni 100 euro di spesa, andando a sottolineare la varietà di più opzioni presenti sul mercato finanziario.

Tuttavia non mancano preoccupazioni riguardo ad alcune segnalazioni che indicano la possibilità di cessione a prezzi ancor più bassi, pari al 75% del 110%, traducendosi in un rimborso di soli 82,5 euro per ogni 100 euro spesi. Questa situazione  non può che andare a generare pesanti  interrogativi sulle pratiche etiche, con conseguenti riflessioni  in merito ai meccanismi del mercato finanziario.

Le imprese costruttrici, da mesi, segnalano un deterioramento delle condizioni per la cessione dei crediti accumulati, giustificato dall’incremento dell’inflazione, che influisce direttamente sul costo del denaro. Il contesto attuale del mercato pertanto  richiede una valutazione attenta e ponderata, al fine di poter  per garantire il massimo beneficio, a tutti gli attori coinvolti.