Casa in affitto umida: quando puoi chiedere il risarcimento

Autore:
Raffaele Di Ciano
  • Laurea in Belle Arti
Tempo di lettura: 4 minuti

Quando la casa in affitto è umida, si può richiedere un risarcimento al locatore? Il diritto alla salute è una tutela riconosciuta e prioritaria alle clausole dei contratti di locazione. Ecco quando si può arrivare a chiedere un risarcimento al proprietario per la locazione di un immobile insalubre.

MUFFA
Photo by Gabriela-Motta – Pixabay

Quando si affitta un immobile, uno degli aspetti a cui si fa maggiore attenzione è la presenza di umidità in casa. Questa infatti, rappresenta un enorme pericolo per la salute, e non è certo una presenza gradita tra le mura domestiche. Non sempre però, si può scovare in fase di trattativa, e altre volte compare anni dopo l’inizio del contratto. Non si tratta di una colpa del proprietario, ma è sicuramente una sua responsabilità.

Per questo, in alcuni casi è possibile anche chiedere un risarcimento al locatore per aver affittato un immobile insalubre, dove il diritto alla salute non è garantito e che mette in serio pericolo chi vi abita. Ecco cosa dice la legge a riguardo, chi deve sostenere le spese necessarie per rendere l’immobile un posto sicuro dove vivere e quali sono gli step da seguire per sbarazzarsi dell’umidità o, in casi estremi, chiedere un risarcimento del danno.

La casa in affitto è umida

Muffa, Bagno
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Avere una casa umida rappresenta un pericolo per la salute. Il diritto alla salute è una tutela riconosciuta a tutti i cittadini ed è prioritaria rispetto alle clausole dei contratti di affitto, motivo per cui non ci si può rifare al contratto per risolvere controversie legate all’umidità. L’articolo 1575 del Codice Civile stabilisce che il locatore ha l’obbligo di consegnare il bene in buono stato di manutenzione e che deve garantire che lo stesso mantenga nel tempo queste caratteristiche, in modo che possa essere utilizzato come concordato.

L’articolo 1580, inoltre, parla di ambiente insalubre, e lo annovera tra le cause che possono portare alla risoluzione di un contratto di locazione. Un ambiente insalubre, nello specifico, è caratterizzato da vizi che mettono in serio pericolo la salute dell’inquilino e dei suoi conviventi, anche quando gli stessi fossero a conoscenza del conduttore al momento della stipula del contratto.

Cosa può fare l’inquilino

Muffa, Bagno
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Un inquilino che si rende conto di vivere in una casa piena di umidità, quindi, cosa può fare? Le opzioni che gli si prospettano sono sostanzialmente 3:

  • informare il proprietario e far risolvere il problema a lui;
  • chiedere la riduzione del canone di affitto se l’immobile è in parte agibile;
  • chiedere la rescissione del contratto e un risarcimento nei casi più gravi.

La prima cosa da fare è una comunicazione per vie ufficiali (PEC o raccomandata) al locatore in cui lo si informa del problema. Questa deve essere corredata di foto e video, descrizioni dettagliate e una stima dei danni. Lo step successivo consiste nell’individuare la causa del problema. Se il problema dipende da difetti strutturali dell’immobile (infiltrazioni o problemi di isolamento), la responsabilità è totalmente a carico del proprietario. Se, invece, la muffa deriva da una negligenza dell’inquilino, sarà quest’ultimo a sostenere gli oneri del caso.

Quando la responsabilità ricade sul locatore e la situazione è particolarmente grave, l’inquilino può chiedere un risarcimento del danno non patrimoniale, che può includere anche il danno biologico. Si tratta dei casi in cui l’umidità determina patologie o un deterioramento delle condizioni di salute del conduttore. La Corte di Cassazione, a questo proposito, sottolinea che nei rapporti tra locatore e conduttore, il locatore è responsabile dei danni alla salute del conduttore quando questi derivano da dei vizi dell’immobile, anche quando esistevano prima della consegna delle chiavi all’inquilino.

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