Vestiti più ecologici con il cotone coltivato in laboratorio

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 4 minuti

Per chi ama gli abiti ecologici ed ecosostenibili arriva il cotone coltivato in laboratorio, un’idea dell’azienda statunitense Galy con sede a Boston.

Cotone
Photo by bobbycrim – Pixabay

Se nessuno si è mai chiesto quanta acqua occorra per produrre una semplice maglietta di cotone, ci pensa il rapporto “Quant’acqua sfruttiamo” di SERI (Sustainable Europe Research Institute) a dare giusto qualche numero: ben 2.700 litri di acqua, consumati dalla piantagione di cotone all’arrivo del prodotto finale al consumatore. Da qui è partito lo studio dell’azienda Galy di Boston, incentrato sul trovare una soluzione per abbattere gli sprechi e proporre alternative ecologiche ed ecosostenibili, che ha dato vita al cotone coltivato in laboratorio.

L’industria tessile e l’impatto sul pianeta

L’economia circolare è ancora piuttosto sconosciuta dall’industria tessile e dell’abbigliamento che, attualmente, ha raggiunto livelli di impatto ambientale stratosferici che dipendono non solo dalla coltivazione della materia prima, ma anche da tutte le fasi successive: sgranatura, soffiatura, cardatura, stiratura, filatura, tessitura, tintura, taglio, cucitura, stiratura, spedizione e trasporto su strada sono tutte operazioni necessarie alla realizzazione di un indumento in cotone, ma incidono notevolmente sul riscaldamento del pianeta.

Dato che ormai si sono raggiunte temperature insopportabili, si tratta di un problema che non può più essere ignorato. Il tempo stringe (anzi, è terminato) e bisogna trovare soluzioni alternative. Ed è qui che arriva la proposta di Galy, una startup cleantech con sede a Boston, sorta proprio con l’obiettivo di trovare soluzioni agricole etiche e sostenibili: il primo cotone realizzato interamente in laboratorio, esattamente come la carne sintetica.

Come si ottiene il cotone biologico in laboratorio

Il procedimento adottato dalla startup si svolge totalmente in laboratorio: si prelevano le cellule di una pianta di cotone, si inseriscono in una grande vasca e si nutrono con lo zucchero. Una volta moltiplicate, le cellule vengono studiate per conoscere la genetica della pianta e sapere quali geni attivare e quali no. Il tutto avviene al chiuso, in un ambiente protetto, il che garantisce una maggiore purezza del prodotto finale.

Il fatto che le cellule si nutrano con solo zucchero è un vantaggio: rispetto alle tempistiche previste, per esempio, per la coltivazione della carne sintetica, quelle per la produzione di cotone sono molto più brevi e veloci e non prevedono elevati protocolli igienici. A tal proposito Luciano Bueno, fondatore dello studio, dichiara:

Abbiamo bisogno di alternative che possano integrare l’agricoltura tradizionale senza contribuire alle emissioni o creare un’eccessiva dipendenza da catene di fornitura instabili. La tecnologia di agricoltura cellulare di Galy fornisce una soluzione a queste sfide, migliorando al contempo l’efficienza delle risorse e creando resilienza climatica per il settore.

Una proposta interessante per gli acquirenti

La soluzione proposta da Galy è molto interessante non solo per i consumatori, ma anche per gli acquirenti di cotone, molto attenti a 3 aspetti in particolare: lunghezza, resistenza e purezza del filo. Sulla purezza ci siamo già, dato che il processo si svolge all’interno di una vasca e non all’aperto, mentre su lunghezza e resistenza l’azienda sta ancora lavorando per poter commercializzare il prodotto su larga scala.

Cotone
Photo by bluemorphos – Pixabay

Dopo il tessuto contro il caldo, il cotone realizzato in laboratorio potrebbe essere un ulteriore passo in più verso un’economia sostenibile che risponde alle esigenze di uomini e pianeta.

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