Trivellazioni nel Delta del Po bloccate: la vittoria dagli ambientalisti

Autore:
Roberta Ciervo
  • Laurea in Lingue e Culture Straniere
Tempo di lettura: 3 minuti

La sentenza del Tar blocca il progetto di trivellazione del Delta del Po a seguito della causa intentata da associazioni ambientaliste.

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Il governo italiano aveva dato la propria approvazione al trivellamento in un sito patrimonio dell’UNESCO nelle vicinanze di un’Area Marina Protetta, la “Nord Adriatico-Delta del Po“, un santuario dedicato ai mammiferi marini. Così facendo, la società australiana Po Valley Operations aveva avuto il permesso di costruire una grande piattaforma di gas.

Già a partire dal 2021, però, diverse ONG (ClientEarth, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia, WWF Italia e Greenpeace Italia) avevano contestato il progetto. Questo perchè lo Stato non aveva considerato l’impatto sull’area, la quale ospita delfini, tartarughe marine e molte altre specie marine. Così, il giudice del Tar ha emanato una sentenza a favore delle ONG, in quanto questa mancanza del governo costituisce un violazione della normativa europea e nazionale sulla natura.

Secondo l’avvocato di ClientEarth, Francesco Maletto,

L’approvazione di questo progetto sacrificava la fauna selvatica per il petrolio e il gas. È stata una lezione su come non combattere il cambiamento climatico e una chiara violazione della normativa dell’UE e dell’Italia, ma questa vittoria cruciale ribalta tutto. È un’altra vittoria in un mosaico di lotte per ripristinare i nostri oceani e ricostruire le popolazioni di fauna selvatica. Il cambiamento climatico e la perdita di specie minacciano tutta la vita sulla Terra. In questo contesto, protetto deve davvero significare protetto.

Un importante segnale di resistenza

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Photo by francesco de marco – Shutterstock

Da molti ambientalisti questa sentenza viene salutata come un segnale importante. Infatti, secondo Giorgia Gaibani, responsabile del settore Natura 2000 della Lipu-BirdLifeItalia, si tratta di un punto importante che sottolinea la necessità di protezione delle aree protette, in modo da affrontare la crisi climatica e della biodiversità.

Andrea Minutolo, responsabile dell’Unità scientifica di Legambiente, ha sottolineato che la sentenza del Tar è di buon auspicio, soprattutto se si pensa a quanto l’attuale governo italiano si stia impuntando sui combustibili fossili invece di concentrare le proprie energie sullo sviluppo delle fonti rinnovabili. Il governo prosegue su questa strada pericolosa, nonostante l’utilizzo del gas provochi gravi problemi di stabilità nell’area del delta del Po, tra cui l’innalzamento delle acque. Inoltre, il progetto aveva causato preoccupazioni per il collasso delle coste.

Le trivellazioni sono un vantaggio solo per chi le fa

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Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, ha dichiarato:

I progetti di trivellazione in Italia vanno a vantaggio solo delle aziende che li realizzano, utilizzare una dinamica di emergenza del gas che non esiste è sbagliato, sacrificare poi persino la natura, cioè un’area protetta, sarebbe stato profondamente ingiusto. L’Italia deve pensare ad attuare la transizione energetica e le energie rinnovabili.

La direttrice del programma di Greenpeace Italia, Chiara Campione, invece, ritiene che questo sia un passo essenziale verso la protezione dei nostri oceani e soprattutto verso la giustizia climatica. Inoltre, auspica che questa sentenza rappresenti il primo passo verso la fine dell’era del sacrificio della natura per i combustibili fossili.

Delta del Po: foto e immagini