Tardigradi, minuscoli animali in grado di difendersi dalle microplastiche

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 3 minuti

Direttamente dal Brasile arriva una notizia molto importante per gli habitat marini: i tardigradi, invertebrati lunghi pochissimi centimetri, sarebbero in grado di sopravvivere alle microplastiche.

Fondale, Mare
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La maggior parte delle persone non avrà sicuramente mai sentito parlare dei tardigradi, minuscoli invertebrati lunghi appena pochi centimetri famosi per riuscire a sopravvivere in condizioni estreme, dettate anche dall’assenza di cibo, acqua e ossigeno. Oltre a resistere anche a radiazioni ultraviolette e temperature bassissime, i tardigradi sarebbero anche gli unici invertebrati a non ingerire le microplastiche, presenti ormai ovunque, soprattutto nei mari.

Lo studio brasiliano

La scoperta giunge da uno studio condotto da un team di scienziati dell’Università Federale di Pernambuco in Brasile guidati dalla zoologa Flàvia de Franca e pubblicato su PeerJ Life and Environment.

Nello specifico, gli studiosi si sono focalizzati sugli effetti delle microplastiche sulla meiofauna, cioè gli animali invertebrati di pochi centimetri che vivono in mare o in ambiente di acqua dolce. Sul lato pratico, hanno raccolto dei campioni di sabbia da una spiaggia brasiliana durante la bassa marea per poi trasportarli in laboratorio in contenitori colpi di acqua marina e analizzarli per identificare le specie presenti.

Tra i sedimenti, quindi, è stato rilevato un totale di quasi 6mila organismi appartenenti a 10 gruppi tassonomici che fanno, appunto, parte della meiofauna: Nematoda, Oligochaeta, Ostracoda, Gastrotricha, Copepoda, turbellari, Nauplii, Acari, Polychaeta e, naturalmente, Tardigrada.

Fatto questo, i ricercatori hanno diviso i campioni in contenitori più piccoli, mescolando in alcuni casi la sabbia con microsfere di polistirene, una tipologia di plastica che tende a depositarsi sui fondali marini.

Dopo un monitoraggio di 9 giorni, è arrivata la scoperta: analizzando al microscopio i vari campioni, gli studiosi hanno notato che tutti gli organismi avevano ingerito le microsfere di plastica, tranne i tardigradi. La spiegazione potrebbe essere legata alla struttura dell’apparato con il quale questi animali di alimentano, che perfora e succhia le prede piuttosto che ingerirle.

Una nuova pista per il futuro

La vera scoperta dei ricercatori brasiliani non si ferma solo ai superpoteri dei tardigradi, ma va ben oltre dal punto di vista ecologico: l’abbondanza e la diversità delle specie presenti nei campioni di sabbia tende, infatti, a diminuire in presenza di microplastiche e, al contrario di quanto si possa immaginare, la concentrazione più elevata pare non avere alcun effetto da questo punto di vista.

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Dato che le microplastiche si trovano praticamente ovunque, anche nel cervello umano, comprendere come si comportano i tardigradi e approfondire l’argomento potrebbe essere utile in un’ottica di sostenibilità ambientale, che punta a rendere gli ecosistemi più puliti e vivibili per preservare la biodiversità.

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