Spiagge italiane sempre più sporche: lo dice Legambiente
Legambiente denuncia lo stato delle spiagge italiane con l’indagine Beach Litter: censiti 705 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia.

L’estate si fa sempre più vicina, nonostante le condizioni climatiche attuali ci facciano pensare il contrario. E così, alcuni di noi potrebbero già pensare a dove passare le vacanze estive. E si sa che la maggior parte della popolazione ha una preferenza per il mare.
Ma c’è un grosso problema da prendere in considerazione per quanto riguarda le spiagge italiane in questo momento: i rifiuti. A poco sono serviti anni e anni di campagne e iniziative alla sensibilizzazione dei vacanzieri: le spiagge italiane sono sempre più sporche ed è un’indagine di Legambiente ad affermarlo.
Indagine Beach Litter di Legambiente: qual è lo stato delle spiagge italiane?

L’associazione ambientalista Legambiente ha effettuato le analisi annuali sullo stato delle spiagge italiane e i risultati non sono dei migliori. In particolare, sono state prese in esame oltre 33 spiagge in 12 regioni lungo la Penisola, monitorando così 179.000 metri quadri di superficie.
I volontari dei circoli locali di Legambiente hanno raccolto e catalogato un totale di 23.259 rifiuti. In media, quindi, sono stati ritrovati circa 705 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia.
L’associazione, per giunta, ha deciso di utilizzare per la prima volta il Clean Coast Index (CCI), un’indicatore internazionale che determina il grado di pulizia delle spiagge. Per fare ciò, il CCI si basa sulla densità di rifiuti presenti nelle aree prese in esame. Il 6,6% delle spiagge ha così registrato livelli d’inquinamento scoraggianti, nonostante una piccola porzione abbia invece registrato minime variazioni positive. Il prospetto è poco confortante e non lascia presagire una grande affluenza nelle località balneari italiane.
Per quanto riguarda i campioni di rifiuti recuperati, anche qui la situazione è avvilente. Secondo la classifica, in primo posto compaiono i mozziconi di sigaretta (3.338 esemplari raccolti).
In seguito, oggetti e frammenti di plastica di grandezza tra i 2,5 e i 50 cm, tappi e coperchi, materiali da costruzione e, al quinto posto, stoviglie usa e getta. In particolare, la presenza di queste ultime è ancora più scoraggiante se si considera che si tratta di prodotti banditi dalla direttiva europea Single Use Plastics in vigore in Italia dal 14 gennaio 2022.
I danni della plastica agli ecosistemi marini

La mancanza di coscienziosità di molti bagnanti quando lasciano rifiuti in spiaggia è un grave delitto sotto vari punti di vista. Infatti, non solo è un atto che dimostra l’inciviltà delle persone, ma deturpa il paesaggio e danneggia gravemente il nostro pianeta.
L’esempio più eclatante è proprio quello della plastica. Sì, quei piccoli oggetti e frammenti che riteniamo essere piccolezze stanno uccidendo e rovinando interi ecosistemi. E non solo quelli marini. Infatti, frammenti di plastica possono essere ritrovati ovunque: nei fondali marini, nelle caverne, nei boschi e nelle foreste.
Sono ovunque e nemmeno noi esseri umani siamo immuni. Le microplastiche colpiscono anche il nostro organismo ed è stato stimato che ne ingeriamo ogni settimana una quantità grande come una carta di credito.
Il benessere del pianeta, degli ecosistemi e il nostro dipende da noi: fare qualcosa è necessario se vogliamo invertire il senso di marcia. Ognuno di noi ha l’obbligo morale di fare qualcosa e, per questo, Legambiente ha indetto l’iniziativa Spiagge Pulite dal 10 al 12 maggio.