Sigarette: un problema per la salute e l’ambiente

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 4 minuti

A Milano è, ormai, vietato farlo anche all’aperto: fumare le sigarette ha un impatto non solo sulla salute umana, ma anche su quella ambientale. Scopriamo in che modo. 

Sigaretta
Photo by Myriams-Fotos – Pixabay

L’Istituto Superiore di Sanità, tramite un dossier dal titolo “L’impatto ambientale del tabacco”, sottolinea quanto il fumo di sigaretta sia nocivo tanto per le persone, quanto per l’ambiente. Quando brucia, infatti, il tabacco contribuisce all’inquinamento atmosferico, al punto da spingere città come Milano a vietare il fumo di sigaretta anche all’aperto.

Costi smisurati e impatti devastanti

Il dossier inizia con un incipit non proprio rassicurante, anzi, si potrebbe definire piuttosto allarmante: l’industria del tabacco, ogni anno, richiede al mondo 8 milioni di vite umane, ben 600 milioni di alberi, 200mila ettari di terra, 22 miliardi di tonnellate di acqua e 84 milioni di tonnellate di diossido di carbonio (CO2).

Basti pensare che la coltivazione del tabacco, la produzione e la distribuzione delle sigarette, nonché la loro combustione, comportano dei costi che vanno a sommarsi agli effetti sulla salute sia dei fumatori, sia di coloro che respirano fumo passivo. Un aspetto su cui l’ISS insiste è lo spreco di acqua (ne servono ben 4 litri per produrre una sola sigaretta): il tabacco, infatti, richiede fino a 8 volte più di acqua rispetto ad altre coltivazioni. Se non si producesse, tutta l’acqua risparmiata riuscirebbe a soddisfare il fabbisogno di acqua potabile di una persona per un intero anno. Considerazioni non di poco conto.

Aria sempre più inquinata

Per quanto riguarda, invece, la qualità dell’aria bisogna tenere conto di due aspetti: i gas serra e le particelle inquinanti prodotte durante le varie fasi di coltivazione, produzione, distribuzione e smaltimento dei rifiuti e quelle derivanti dal fumo di ogni singola sigaretta. Su questo l’ISS è molto chiaro:

L’intero ciclo di produzione dei prodotti del tabacco (dalla coltivazione al consumo finale) produce quasi 84 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. La fase di lavorazione del tabacco genera da sola più della metà delle emissioni di CO2 dell’intero processo, ossia 45 milioni di tonnellate in un anno.

Cosa succede, quindi, quando un fumatore decide di accendere e fumare una sigaretta? A rispondere è l’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo cui un solo fumatore produce circa 5 tonnellate di CO2 in tutta la sua vita.

Quali soluzioni?

Per cercare di limitare i danni è sicuramente opportuno scoraggiare il tabagismo, così da lottare contro la crisi climatica, migliorare la qualità dell’aria e salvaguardare la salute pubblica. Ma non solo, perché si potrebbero tutelare anche le acque e il suolo, così come sottolineato dall’ISS:

I 6mila miliardi di sigarette commercializzate ogni anno nel mondo sono confezionate in circa 300 miliardi di pacchetti composti da carta, inchiostro, cellophane, pellicola e colla. Nel 2021, i rifiuti provenienti esclusivamente da cartoni e scatole utilizzati per la distribuzione dei prodotti del tabacco hanno generato rifiuti per almeno 2 milioni di tonnellate, che equivalgono al peso di 9.433 treni merci. I filtri per sigarette a base di acetato di cellulosa non sono biodegradabili: un mozzicone impiega da 1 a 15 anni per degradarsi, oltre a rilasciare nell’ambiente i contaminanti assorbiti durante la combustione ed essere in grado di generare microplastiche.

Sigarette
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In poche parole, eliminando (o comunque riducendo) il consumo di sigarette facciamo del bene a noi e, di conseguenza, anche al Pianeta. Un buon compromesso che, pare, vada bene a un numero sempre più crescente di persone che, ogni giorno, si impegnano attivamente contro il cambiamento climatico.

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