Siccità estrema: la Sicilia ha chiesto lo stato di emergenza nazionale

Autore:
Carmine Caruso
  • Giornalista
Tempo di lettura: 4 minuti

La Sicilia ha chiesto lo stato di emergenza nazionale a causa della siccità  estrema che ormai da diverso tempo sta mettendo in ginocchio l’intera regione. 

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Una richiesta che arriva dopo che l’esecutivo regionale aveva già dichiarato lo stato di calamità naturale a febbraio e lo stato di crisi e nelle province di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Messina, Palermo e Trapani a marzo.

Siccità estrema: la Sicilia ha chiesto lo stato di emergenza nazionale

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Photo by Arcaion – Pixabay

La decisione di richiedere lo stato di emergenza nazionale è arrivata durante l’ultima riunione della giunta regionale ed è apparsa come l’inevitabile conseguenza del lungo periodo di siccità che sta attanagliando la Sicilia, causando una significativa riduzione delle riserve d’acqua in tutta l’Isola. L’obiettivo è quello di garantire l’acqua potabile ai cittadini e l’approvvigionamento idrico necessario ai settori agricolo e zootecnico, oltre che alle imprese impegnate nei cantieri sparsi su tutto il territorio.

La siccità in Sicilia sta diventando drammatica. La Regione ha già messo in campo una serie di azioni per mitigare la crisi, aiutando i settori produttivi e limitando i disagi ai cittadini, ma servono anche urgenti interventi statali per operare su reti e sistemi di approvvigionamento idrico e per sensibilizzare i cittadini a un uso più razionale della risorsa. Inoltre, sono necessari sgravi fiscali e contributivi, moratorie e sospensione di adempimenti per le imprese del settore agricolo e zootecnico che sono in gravissima difficoltà.

ha affermato il governatore regionale Renato Schifani.

Nell’ultimo periodo la giunta regionale aveva già dichiarato lo stato di crisi idrico sia per l’uso potabile che per quello agricolo-zootecnico, nominando anche due commissari. Per i settori produttivi interessati sono state avviate le procedure per provvedimenti per circa 5,5 milioni di euro. Provvedimenti che prevedono sgravi dai canoni dei consorzi di bonifica e misure di semplificazione amministrativa. Inoltre è stato anche costituito un osservatorio regionale sugli utilizzi idrici, allo scopo di  monitorare in maniera costante lo stato degli invasi e delle riserve di acqua.

Oltre mezzo di euro per gli interventi a medio termine

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Per mitigare lo stato di siccità estrema in cui versa l’intera Isola,  la Protezione civile regionale ha indicato quali interventi mettere in campo sia a breve che a medio termine.

Nello specifico, le misure prevedono:

  • La riduzione dei consumi delle utenze idropotabili;
  • Interventi sugli invasi;
  • Campagne di informazione e sensibilizzazione per il risparmio;
  • Interventi per reperire risorse alternative (come dissalatori mobili e navi con moduli dissalativi);
  • Acquisto di autobotti e silos per la distribuzione in luoghi pubblici;
  • Utilizzo di pozzi e sorgenti;
  • Riparazione di reti idriche;
  • Ammodernamento degli impianti di dissalazione nei siti dismessi di Porto Empedocle, Paceco-Trapani ed eventualmente anche Gela.

Il costo degli interventi a breve termine, ritenuti necessari, è di 130 milioni di euro, mentre per quelli a medio termine è di 590 milioni di euro.

Ora la palla passa in mano al Consiglio dei ministri, che dovrà decidere come e quando approvare la richiesta. Nel frattempo divampano le polemiche, soprattutto in merito ai modi e ai tempi con i quali il governo regionale ha deciso di fronteggiare l’emergenza.

Ci ritroviamo ancora una volta costretti a denunciare la “pigrizia” del governo regionale nell’affrontare le situazioni di emergenza. Chiedere ad aprile lo stato di emergenza nazionale per la crisi idrica, quando è dallo scorso gennaio che gli esperti ci dicono che siamo di fronte ad una grave crisi climatica e che sono in esaurimento le riserve di acqua in tutta la Sicilia, è l’ennesima conferma di una gestione politica approssimativa

ha dichiarato Michele Catanzaro, capogruppo all’Ars del Partito democratico.

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