Siccità: in Zimbabwe sono morti più di 100 elefanti
Lo stato di siccità che sta colpendo duramente lo Zimbabwe ha già fatto scomparire oltre 100 elefanti. Una situazione complessa che rischia di degenerare ulteriormente.
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Più di 100 elefanti sono morti in Zimbabwe per colpa della siccità estrema collegata alla crisi climatica e agli affetti devastanti del passaggio de El Niño. Uno scenario tragico e allarmante.
Siccità: in Zimbabwe sono morti più di 100 elefanti

Per comprendere quanto sia grave l’impatto del cambiamento climatico sulla salute del Pianeta basta semplicemente guardare a quello che sta accadendo in Zimbabwe. Nell’ultimo periodo, infatti, all’interno del parco nazionale Hwange, il più importante del Paese, oltre 100 elefanti sono morti a causa della siccità estrema dovuta alla crisi climatica e agli effetti sconvolgenti del passaggio de El Niño. Una triste e tragica notizia soprattutto per uno Stato che basa una buona parte della propria economia sul turismo collegato all’osservazione degli animali selvatici.
Nel Parco, dove vivono 45mila elefanti, circa la metà di quelli presenti in tutto lo Zimbabwe, non ci sono corsi d’acqua naturali e la fauna può abbeverarsi attraverso dei pozzi alimentati dall’energia solare. In questi mesi, però, il caldo torrido ha praticamente prosciugato le risorse idriche. La stagione delle piogge nella nazione africana iniziava solitamente a ottobre per continuare fino a marzo. Ormai da diversi anni lo scenario è cambiato: il clima anomalo e i fenomeni naturali hanno generato una siccità permanente, lunga e grave.
Il paradosso sta nel fatto che l’Africa sia costretta a subire i danni considerevoli derivati dal climate change nonostante sia un continente che a livello di emissioni globali “contribuisce” soltanto con una quota pari al 4%.
Situazione aggravata dal passaggio de El Niño

Per riuscire a sopravvivere un elefante adulto ha bisogno di 200 litri di acqua al giorno. Una quantità praticamente impossibile da trovare in questo periodo. La conferma della morte per sete di almeno cento pachidermi arriva direttamente dal Fondo internazionale per il benessere degli animali (IFAW) e da altre realtà che operano all’interno del Parco. I più colpiti sono principalmente gli esemplari giovani, anziani e malati, che non riescono a coprire lunghe distanze per trovare l’acqua necessaria.
La situazione già terribile è aggravata anche dagli effetti devastanti dovuti al passaggio de El Niño, il fenomeno meteorologico che provoca il riscaldamento della superfice dell’Oceano Pacifico. Un fenomeno in grado di influenzare notevolmente i modelli climatici globali e che, a seconda della sua intensità e localizzazione, può causare eventi estremi come siccità, tempeste, alluvioni e incendi. Nei mesi scorsi El Niño ha avuto un peso determinante nelle terrificanti inondazioni che hanno sconvolto l’Africa orientale. Gli esperti temono invece seriamente che nell’Africa meridionale continuerà a causare precipitazioni sempre più inferiori.
Il risultato finale potrebbe essere simile a quanto avvenuto nel 2019, quando 200 elefanti morirono a causa della siccità. Per salvare gli animali i responsabili del Parco dovrebbero riuscire a pompare dai pozzi la poca acqua disponibile, sperando che le femmine più anziane, capaci di ricordare la posizione delle fonti, siano in grado di condurre velocemente il branco ad abbeverarsi anche percorrendo lunghe distanze.
L’azione naturale degli elefanti è fondamentale per contrastare gli effetti del riscaldamento globale in quanto permette alla vegetazione di prosperare e, di conseguenza, di assorbire l’anidride carbonica presente nell’aria. Anche per questo motivo è essenziale riuscire a proteggerli.