Satelliti per identificare le isole di plastica nel Mediterraneo

Autore:
Roberta Ciervo
  • Laurea in Lingue e Culture Straniere
Tempo di lettura: 3 minuti

I ricercatori hanno utilizzato le immagini satellitari dei Sentinel-2 per mappare e censire le “isole di plastica” presenti nel Mediterraneo.

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Photo by Roman Mikhailiuk – Shutterstock

Un recente studio pubblicato su Nature Communications espone il lavoro del Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea. Il team di ricercatori hanno tracciato la prima mappa delle “isole di plastica” presenti nel Mar Mediterraneo, ovvero di quei cumuli di rifiuti che si trovano in mezzo alle acque di mari e oceani.

Considerando la vastità degli oceani, questo censimento è un lavoro molto complesso da svolgere. Ed è qui che entra in scena la ricerca del JRC. Analizzando oltre 300.000 immagini satellitari solo nell’area del Mediterraneo, i ricercatori sono stati in grado di individuare migliaia di cumuli di rifiuti. L’analisi, che ha utilizzato le immagini del programma Copernicus dell’UE, ha coinvolto l’uso di supercomputer e algoritmi avanzati. Ciò ha consentito di comprendere le dinamiche di accumulo e i pattern distributivi dei rifiuti marini, oltre alla mappatura delle zone maggiormente inquinate.

L’utilizzo dei satelliti per mappare i rifiuti marini

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Photo by Dima Zel – Shutterstock

Il JRC ha avuto il supporto e il finanziamento dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per lo sviluppo di questo importantissimo studio. Inoltre, c’è stata la partecipazione di società spaziali e istituti di ricerca di sei Paesi diversi.

Per la mappatura delle isole di plastica nel Mediterraneo, il team di ricercatori ha utilizzato le scansioni periodiche dei satelliti Sentinel-2. Questi satelliti hanno scansionato il Mare Nostrum ogni tre giorni per un periodo di sei anni, offrendo una visione molto dettagliata sull’entità e sulla distribuzione dell’inquinamento da plastica nel Mediterraneo. Ciò nonostante il fatto che i Sentinel-2 non erano stati programmati, in origine, per individuare i rifiuti marini.

Un nuovo scenario per il monitoraggio dell’inquinamento oceanico

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Photo by Parilov – Shutterstock

Questo studio rappresenta uno traguardo impressionante per le ricerche ambientali. Ma, come sottolinea JRC, questo non è il punto d’arrivo per lo sviluppo di questo settore. Infatti, è di vitale importanza la continuazione delle ricerche in questo ambito e il loro miglioramento, così come scritto nella pubblicazione stessa:

Il livello di preparazione dell’attuale strumento di monitoraggio ne consente l’attuazione in altre regioni oceaniche; tuttavia, vi è ancora molto margine di miglioramento.

L’introduzione di dispositivi satellitari progettati proprio per il monitoraggio dei rifiuti negli oceani diventerebbe una vera e propria rivoluzione. Con l’identificazione di detriti di dimensioni anche inferiori al metro quadrato, questi dispositivi sarebbero in grado di contribuire al miglioramento delle capacità diagnostiche e operative nella lotta contro l’inquinamento da plastica delle acque che causa effetti devastanti per gli ecosistemi marini.

Inoltre, si potrebbe anche utilizzare per identificare aree in cui ci sono perdite di carico da parte di navi da trasporto, fuoriuscite di petrolio, ma anche per la sicurezza della navigazione o per ricerca e salvataggio in mare. Quindi, non soltanto le immagini satellitari potrebbero essere utili per il censimento di rifiuti marini, ma anche per la sicurezza e per missioni di salvataggio.

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