Rivoluzione jeans: trovato un metodo sostenibile per la tintura
Un gruppo di ricercatori della Danimarca ha progettato un metodo di tintura del denim senza sostanze chimiche tossiche.

Il denim è l’indiscusso tessuto principe nell’industria della moda, con una media di circa 3,5 miliardi di capi prodotti annualmente. È un classico intramontabile, versatile, ma anche molto inquinante. Per questo motivo, molti ricercatori stanno cercando di trovare una soluzione sostenibile.
Attualmente, il metodo di produzione di questo capo di abbigliamento prevede l’utilizzo della tintura indaco, l’unica molecola in grado di conferire il caratteristico colore dei jeans. Nonostante l’indaco derivi originariamente da una pianta, il cosiddetto indaco dei tintori, la richiesta sempre crescente di blue jeans durante il XX secolo ha portato alla creazione dell’indaco sintetico. Tuttavia, l’indaco, sia sintetico che naturale, non si dissolve in acqua per diventare un colorante liquido. Per questo motivo, richiede l’utilizzo di sostanze chimiche aggressive per fare in modo che il colorante si leghi alle fibre tessili.
E questo è un problema per l’ambiente. Così, un gruppo di ricercatori danesi ha ricercato un metodo per poter tingere il denim senza l’uso di queste sostanze chimiche.
Un futuro sostenibile per il denim: l’indicano

Lo studio del team danese, pubblicato su Nature Communications, ha introdotto la possibilità di utilizzare l’indicano, una molecola simile all’indaco. Questa molecola è una sostanza che trasforma le foglie di indaco quando vengono schiacciate, rendendole blu. Questo processo non richiederebbe l’utilizzo di sostanze chimiche dannose. In questo modo, non soltanto ci sarebbe una minore presenza di acque reflue nocive, ma si potrebbero garantire condizioni di lavoro più salutari per i lavoratori del settore tessile.
Questo studio, però, non è stato il primo a considerare l’utilizzo dell’indicano come alternativa. La differenza con ricerche precedenti, però, è che il risultato dello studio è stato un prodotto molto stabile. Secondo quanto dice Ditte Hededam Welner, biologa presso il Centro per la Biosostenibilità della Fondazione Novo Nordisk, il loro enzima appena ingegnerizzato è in grado di resistere al processo di produzione industriale in modo più efficacie rispetto ai metodi precedenti.
I ricercatori hanno, inoltre, sperimentato l’utilizzo della luce, sia solare che artificiale, per tingere i jeans. I risultati dimostrano che, lasciando il tessuto con indicano e acqua sul davanzale di una finestra converte l’indicano in indaco.
Che impatto ha la tintura dei jeans sull’ambiente?

Ogni anno, nel settore del denim vengono impiegate all’incirca 50.000 tonnellate di indaco sintetico insieme a più di 84.000 tonnellate di idrosolfito di sodio, una sostanza inquinante che viene utilizzata come agente riducente.
Per colorare un solo paio di jeans, sono necessari quasi 30 litri di acqua. Le acque reflue provenienti dalle fabbriche di jeans, essendo “contaminate” da additivi chimici altamente alcalini e corrosivi, non riescono ad essere contenute e vanno a finire nei fiumi che si trovano nei pressi degli stabilimenti. I danni che la fabbricazione del denim provoca all’ambiente sono estremamente gravi.
Come se non bastasse, una volta prodotti e venduti, indossati e poi lavati, i jeans continuano a inquinare. Ogni volta che vengono lavati, infatti, vengono rilasciati più di 50.000 microfibre, le quali finiscono nelle acque e si disperdono fino agli oceani.