Rinnovabili: l’Italia avanza nella classifica RECAI

Autore:
Carmine Caruso
  • Giornalista
Tempo di lettura: 4 minuti

L’Italia guadagna una posizione nell’Indice di attrattività dei Paesi per le energie rinnovabili (RECAI). In futuro servirà una maggiore spinta.

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L’Italia avanza, anche se lentamente, nel mercato delle rinnovabili. E’ questo quanto emerge dalla 62ma edizione del rapporto RECAI (Renawable Energy Country Attractiveness Indexrealizzato da EY (Ernst & Young), il colosso mondiale che si occupa di servizi professionali di consulenza direzionale, revisione contabile, fiscalità, transaction e formazione.

Rinnovabili: l’Italia avanza di una posizione nella classifica RECAI

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In sostanza si tratta di una classifica, realizzata ogni sei mesi, dei primi 40 Paesi al mondo per attrattività di investimenti e opportunità di sviluppo nel settore delle FER.

In cima alla graduatoria ci sono sempre i soliti noti che rispondono al nome di Stati Uniti, Germania e Cina. Gli Usa corrono soprattutto grazie a una significativa crescita del solare, realizzata con il contributo fondamentale degli incentivi derivati dall’Inflation Reduction Act(IRA).

La Germania si attesta in seconda posizione per merito di una crescita rilevante nel settore eolico onshore, dove le capacità installate nel mese di settembre avevano già superato la potenza complessiva installata nel corso del 2022.

La Cina si conferma invece al terzo posto, continuando la propria ascesa incontrastata nell’eolico offshore. Avanzamento cospicuo da parte dei Paesi nordici: la Danimarca guadagna due posizioni, la Svezia tre e la Norvegia addirittura cinque.

Anche l’Italia compie un piccolo passo in avanti, scalando una posizione, dalla 15esima alla 14esima. I nuovi obiettivi del Belpaese appaiono piuttosto ambiziosi.

Entro il 2030 si punta infatti ad aumentare fino al 65% la quota di rinnovabili nei consumi finali del settore elettrico. Nei primi sei mesi del 2023 è stata istallata una capacità pari a 2.5GW, con un aumento del 120% rispetto allo scorso anno.

Serve accelerare in ottica futura

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Crescita e maggiore interesse si registrano in particolare per il mercato nazionale dei PPA (Power Purchase Agreement). In questa graduatoria l’Italia passa dal 13esimo al 12esimo posto. Numeri senz’altro confortanti ma nel futuro bisognerà premere ancora di più sull’acceleratore.

Il costante aumento del fabbisogno energetico e l’instabilità geopolitica sono alcuni dei fattori che hanno portano alla necessità di accelerare la transizione verso modelli energetici più sostenibili.  In quest’ottica, per raddoppiare entro il 2030 la produzione di energia da fonti rinnovabili, le stime indicano che il nostro Paese dovrà colmare un gap di circa 11 GW rispetto ai target stabiliti per l’energia eolica e di 35 GW relativamente al fotovoltaico. Oltre ai significativi benefici economici e ambientali che la transizione energetica porta con sé, si creeranno anche nuove opportunità per il mondo del lavoro: entro il 2030, infatti, triplicherà l’offerta per le professioni specializzate nel settore delle rinnovabili e sarà dunque determinante consolidare le competenze i processi di formazione legati, in particolare, alle discipline STEM”

ha affermato Giacomo Chiavari, Energy Strategy & Transaction EuropeWest Leader.

Nel nuovo scenario del PNIEC(Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima) un ruolo primario è rivestito dall’idrogeno verde. L’obiettivo perseguito dall’Italia è quello di aumentare la quota, rispetto al totale di idrogeno utilizzato in ambito industriale, raggiungendo il 42% entro la fine del decennio in corso.

Per supportare i finanziamenti europei sugli investimenti per avviare i progetti, l’Italia ha intenzione anche di introdurre un incentivo sui volumi prodotti. Questo aiuterebbe a diminuire la differenza tra il costo unitario della produzione di idrogeno verde rispetto a quella classica non decarbonizzata.

Per quanto riguarda il mercato M&A (le operazioni di acquisizioni e/o fusioni) delle rinnovabili in Italia, sempre secondo Giacomo Chiavari:

Si presentano numerose operazioni che vanno alla ricerca di progetti realizzabili nel breve termine con lo scopo di sostituire rapidamente i costi dell’energia elettrica di terzi ancora sostenuti con energia autoprodotta a un costo molto inferiore. Più sul medio periodo, si punta ad una diversificazione del portafoglio di impianti localizzati in diverse aree geografiche del Paese così di dare accesso ad energia verde (prodotta da fonti rinnovabili) prodotta localmente. Tuttavia, il mercato soffre dell’incertezza legata alla parziale regolamentazione in materia che ha pertanto un impatto sulla pipeline di progetti verso cui i potenziali investitori potrebbero orientarsi.

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