Le piante selvatiche indispensabili per l’uomo sono a rischio estinzione
Una nuova ricerca ha evidenziato che le piante selvatiche utilizzate dagli esseri umani sono a rischio estinzione a causa di inadeguate strategie di salvaguardia.
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Le piante selvatiche indispensabili agli esseri umani rischiano di scomparire e quindi necessitano di una maggiore protezione. E’ questo il risultato finale di un recente studio intitolato “The global distribution of plants used by humans”, pubblicato su Science da un team di ricercatori dello United Nations Environment Programme – World Conservation Monitoring Centre (Unep -WCMC) e dei Royal Botanic Gardens Kew.
Le piante selvatiche indispensabili per l’uomo sono a rischio estinzione

Il team di ricerca ha quantificato per la prima volta la distribuzione globale di ben 35.687 piante utilizzate dagli uomini per diversi scopi. In particolare sono state prese in esame 10 categorie di impiego tra cui cibo, foraggio per animali, materiali, combustibili e medicinali.
Attraverso 11 milioni di osservazioni di specie vegetali fornite da botanici sparsi in tutto il Pianeta, e grazie ad innovativi algoritmi di apprendimento, è stato possibile identificare l’America Centrale, le Ande tropicali, il Golfo di Guinea, l’Africa meridionale, l’Himalaya, il Sud-Est asiatico e la Nuova Guinea, come centri eccezionali di specie vegetali utilizzate rare e diversificate.
Le più alte concentrazioni di piante utilizzate si trovano ai tropici, dove è presente una maggiore biodiversità e diversità culturale umana complessiva. Questi “hotspot bioculturali” dovrebbero essere aree prioritarie per la conservazione. Le regioni con elevate concentrazioni di specie vegetali utilizzate sono in gran parte non protette. La pianificazione e l’attuazione della conservazione devono integrare meglio le interazioni uomo-pianta per raggiungere gli obiettivi del Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework (GBF) e affinché le persone e la biodiversità possano prosperare in modo sostenibile in futuro
sostengono i ricercatori.
Servono nuove strategie di protezione

La ricerca rappresenta un importante passo in avanti per comprendere in maniera più efficace l’immensa diversità delle piante utilizzate dagli esseri umani, così da poter attuare politiche di salvaguardia adeguate.
Nonostante la rete globale di aree protette copra il 16% delle terre emerse e delle acque interne della Terra, il modello mostra che esiste una maggiore probabilità che le piante utilizzate dalle persone – in particolare le specie rare – si trovino al di fuori delle aree protette piuttosto che al loro interno
evidenziano gli scienziati dei Royal Botanic Gardens Kew.
Attraverso l’ambizioso Target 3 del GBF i governi di tutto il mondo hanno sottoscritto un impegno per tutelare il 30% della Terra entro il 2030. Allo stato attuale permangono però diversi interrogativi su come le nuove aree protette saranno in grado di garantire la conservazione a lungo termine della diversità vegetale e della sua biodiversità, e il contributo che offrono agli esseri umani. Mettendo in atto strategie adeguate per proteggere le piante si potrebbe al tempo stesso preservare il benessere fisico e culturale delle persone.
Il nostro studio dimostra che proteggendo le aree con un’elevata diversità vegetale, non solo proteggiamo la natura per il suo valore intrinseco, ma anche per il futuro dell’umanità sul pianeta. Tutti i settori della società devono ora unirsi e sviluppare meccanismi in grado di preservare la diversità vegetale a lungo termine, su scala globale e locale, garantendo al tempo stesso un accesso sostenibile, giusto ed equo alle risorse da parte delle persone.
ha affermato Samuel Pironon, scienziato senior di modellazione all’Unep-WCMC e leader della ricerca ai RBG Kew.