Perché il colore degli oceani sta cambiando

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 3 minuti

Il colore degli oceani, negli ultimi 20 anni, è notevolmente cambiato; e se questo è passato del tutto inosservato all’occhio umano, non è però sfuggito ai satelliti della NASA.

Oceano
Photo by Bernhard_Staerck – Pixabay

La causa del cambiamento cromatico degli oceani è, come sempre, il cambiamento climatico. A decretarlo è un recente studio del Massachusetts Institute of Technology, del National Oceanography Center nel Regno Unito e di alcune altre istituzioni statunitensi pubblicato sulla rivista Nature: secondo gli autori, quasi il 56% della superficie oceanica ha subìto un cambio di colore nonostante non sia percettibile all’occhio umano.

Oceani sempre più verdi

A quanto pare, le porzioni di oceano tropicale vicine all’equatore sarebbero diventate sempre più verdi; questa alterazione cromatica, a detta degli scienziati, sarebbe il riflesso di cambiamento negli ecosistemi oceani superficiali che, a loro volta, sono causati dalla crisi climatica.

Al momento si hanno poche informazioni sul tipo di trasformazione in atto, nonostante il colore verde indichi solitamente un incremento della presenza di fitoplancton, organismi fotosintetici che vivono negli oceani entro i primi 100 metri di profondità. Il verde, quindi, è dato dalla clorofilla, un pigmento che serve al fitoplancton per sfruttare la luce solare con l’obiettivo di catturare CO2 dall’atmosfera e trasformarla in zuccheri.

L’importanza delle immagini satellitari

Considerando che il fitoplancton sta alla base della catena alimentare marina e, al contempo, sequestra anidride carbonica, è normale che gli scienziati siano interessati ad analizzarne il comportamento in risposta ai cambiamenti climatici.

Il tutto è sempre stato monitorato dagli scienziati tramite le immagini satellitari catturate dallo spazio; tuttavia, circa 10 anni fa, si sono accorti che analizzando solo le concentrazioni di clorofilla ci sarebbero voluti almeno 30 anni per comprendere la correlazione tra diffusione del fitoplancton e cambiamenti climatici.

Ecco perché, nel 2019, Stephanie Dutkiewicz ha pubblicato uno studio che illustrava un nuovo modello: la variazione cromatica naturale degli oceani è più contenuta rispetto a quella della clorofilla, quindi se un cambiamento è dettato dal cambiamento climatico dovrebbe risultare più evidente anche a occhio nudo.

Da qui, la nuova ricerca da parte degli scienzati del MIT: hanno analizzato tutti i colori dello spettro nelle immagini delle oceani catturate in 21 anni dal satellite della NASA Aqua, capace di percepire tutte quelle alterazioni cromatiche impercettibili all’occhio umano. Ne è emersa una trasformazione che va al di là della naturale variabilità cromatica della superficie oceanica.

Conclusioni e conseguenze

Cosa significa tutto questo? Che gli oceani stanno cambiando, radicalmente e velocemente; che le popolazioni marine risentono inevitabilmente dei cambiamenti oceanici, perché i loro habitat vengono alterati costringendoli a spostarsi o, purtroppo, a scomparire; che le specie aliene invasive hanno libero accesso anche a zone a loro sconosciute, con la conseguenza che le specie autoctone rischiano di estinguersi; che l’essere umano potrebbe essere in pericolo in qualsiasi momento e in qualunque parte del mondo.

Oceano
Photo by 12019 – Pixabay

Insomma, è molto importante continuare a monitorare i cambiamenti cromatici degli oceani, analizzare fitoplancton e clorofilla e cercare – nei limiti del possibile – di salvaguardare la salute degli ecosistemi marini.

Perché il colore degli oceani sta cambiando: foto e immagini