Perché alcuni gatti sono arancioni?
Vi siete mai chiesti perché alcuni gatti hanno il pelo arancione? Dopo ben 60 anni di ricerche, finalmente è stata trovata la risposta!

Perennemente avvolti da un alone di mistero, i gatti si aggirano con passo felpato e sguardo enigmatico. Non sai mai a cosa stiano pensando e quale piano stiano architettando, ma una cosa è certa: riempiono le giornate di numerose persone e, spesso, di rivelano molto più affettuosi e fedeli di tantissimi esseri umani. Alcuni di loro, poi, sono molto particolari, per via del loro pelo rossiccio/arancione sulla cui origine, finora, sono state portate avanti diverse teorie. E adesso, finalmente, è stata scoperta la verità!
Una ricerca lunga 60 anni
Bisogna tornare indietro nel tempo, nel 1912, quando il sistema per determinare il sesso XX/XY non era ancora stato scoperto. Il genetista americano Clarence Cook Little propose la Teoria del Sex-production factor, rappresentato da una X, per cercare di spiegare in che modo il pelo dei gatti acquisisse il colore arancione. Peccato, però, che questa teoria non sia mai stata dimostrata scientificamente.
Eppure, l’influenza della genetica era già palpabile, soprattutto perché i gatti arancioni sono generalmente maschi, quindi con coppie di cromosomi XY. Le ricerche sono andate avanti per 60 anni e oggi, dopo tanta sofferenza, due studi indipendenti condotti presso la Stanford University in California e la Kyushu University in Giappone hanno svelato il mistero: dipende tutto dalla perdita di un segmento di Dna sul cromosoma X.
Per arrivare a questo risultato, i ricercatori californiani hanno raccolto e analizzato campioni di pelle prelevati da 4 feti di gatti arancioni e 4 gatti non arancioni, per poi misurarne la quantità di Rna e determinare il gene che lo codificava. E quanto ottenuto è davvero straordinario: rispetto agli altri, i gatti arancioni producono 13 volte più Rna da un gene chiamato Arhgap36 localizzato proprio nel cromosoma X.
Le analisi compiute sulle sequenze del gene, poi, non hanno riscontrato alcuna mutazione nel Dna dei gatti arancioni, piuttosto la mancanza di un tratto dello stesso, localizzato in prossimità del gene Arhgap36. Il fatto che questo segmento sia assente non influisce, quindi, sugli amminoacidi delle proteine (dando risultati visibili), ma sulla regolazione della quantità di Rna e, quindi, di materiale proteico.
Delezione e non mutazione
A questo punto, quindi, è possibile parlare non tanto di mutazione, quanto di delezione, cioè di una mutazione cromosomica, che comporta una perdita irreversibile di materiale genetico. E così tutto torna: se la delezione del Dna nel cromosoma X non ha una controparte, l’effetto finale sulla pelliccia è inevitabile, così come lo è il fatto che la maggior parte dei gatti arancioni sia di sesso maschile.

I due studi condotti sono stati pubblicati su BioRxiv e, in qualche modo, hanno dato ragione al caro professor Looke Little: il fattore X esiste e influisce sulla pelliccia arancione. Un altro punto a favore di questi gatti che, dopo essere stati venerati per secoli dagli antichi Egizi, continuano a essere amati ancora oggi da milioni di persone in tutto il mondo.