Dall’America un nuovo sistema per catturare l’anidride carbonica
Un team di ricerca guidato dall’Università della Columbia ha illustrato un nuovo metodo per catturare l’anidride carbonica e contribuire a ridurre le emissioni dannose.

Gli scienziati di tutto il mondo sono sempre in fermento per scovare nuovi sistemi in grado di contrastare le emissioni nocive di gas serra. In questi giorni i risultati di un’interessante ricerca sono arrivati dagli Stati Uniti e precisamente da uno studio guidato dall’Università della Columbia.
Dall’America un nuovo metodo per catturare l’anidride carbonica

Il team di ricercatori del prestigioso ateneo americano, in collaborazione con il Laboratorio Nazionale di Brookhaven, ha scoperto la possibilità di intrappolare la CO2 in nanofibre di carbonio. Quest’ultime sono fibre grafitizzate che vengono prodotte mediante un processo di sintesi catalitica. Trattandosi di un materiale solido, le nanofibre di carbonio sono diffuse e utilizzate in diversi settori, come ad esempio quello delle automobili e del cemento.
Il procedimento maggiormente utilizzato per catturare la CO2 consiste nell’incanalare le emissioni in camere riempite con una soluzione composta da prodotti a base di ammoniaca, in grado di legarsi chimicamente con l’anidride carbonica. In questa maniera si crea una forma stabile di CO2 e ammoniaca che viene isolata dal resto dei gas di combustione.
Dopodiché il composto viene riscaldato a temperature molto elevate, di solito sotto forma di vapore generato da combustibili fossili. Liberato dal legame amminico, il gas viene successivamente stoccato in serbatoi appositi oppure nel sottosuolo, o ancora può essere mineralizzato o convertito di nuovo in prodotti chimici o combustibili.
Sfruttando invece il cosiddetto metodo “Oxy”, la combustione avviene soltanto con la partecipazione dell’ossigeno. In questo modo nei prodotti dei fumi è presente solo la CO2 già separata.
La nuova ricerca condotta dagli scienziati americani si propone di creare uno scenario diverso dopo il “sequestro” dell’anidride carbonica:
La novità di questo lavoro è che stiamo cercando di convertirla in qualcosa che abbia valore aggiunto, ma in forma solida e utile
ha affermato Jingguang Chen, co-autore dello studio.
Un procedimento che avviene in due fasi

Per superare il problema di dover utilizzare temperature superiori ai mille gradi nell’estrarre carbonio dalla CO2, i ricercatori hanno diviso la reazione in due passaggi, servendosi di due opportuni catalizzatori.
Nella prima fase l’anidride carbonica viene convertita in monossido di carbonio attraverso un catalizzatore composto da palladio. Questo processo ha l’effetto di produrre idrogeno, che può essere conservato e utilizzato come combustibile per alimentare i veicoli.
Nel secondo passaggio è stato invece sfruttato un catalizzatore formato da una lega di ferro e cobalto, il cui funzionamento avviene a una temperatura che si aggira sui 400°C. Temperatura più facilmente raggiungibile anche a livello industriale.
I nostri risultati mostrano che questa doppia strategia apre la porta alla decarbonizzazione della CO2 trasformandola in preziosi prodotti di carbonio solido e producendo, allo stesso tempo, idrogeno.
ha spiegato ancora Jingguang Chen.
I ricercatori sostengono quindi che il loro metodo potrà essere di enorme aiuto per contenere le emissioni di CO2 e mitigare gli effetti del cambiamento climatico.
La cattura dell’anidride carbonica da tempo però divide gli esperti. Una buona parte di essi ritiene infatti che l’unica alternativa valida per abbattere definitivamente le emissioni dannose sia quella di abbandonare il prima possibile la dipendenza dai combustibili fossili.