Non basta piantare gli alberi per salvare le foreste!

Autore:
Roberta Ciervo
  • Laurea in Lingue e Culture Straniere
Tempo di lettura: 3 minuti

Piantare gli alberi non basta per rigenerare le foreste: gli esperti ci dicono che c’è molto di più dietro la rigenerazione forestale.

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Photo by LN_Photoart – Pixabay

Una recentissima pubblicazione della casa editrice Pelagic Publishing firmata dall‘ecologista microbico Jake Robinson (Treewilding) riaccende i riflettori sul tema della rigenerazione forestale. Il saggio intende esplorare il modo migliore per proteggere le foreste esistenti dal disboscamento e ripristinare quelle andate perse. 

La domanda principale che si pone l’autore riguarda la pratica del piantare alberi. È questa la soluzione giusta? Nonostante gli sforzi per ripiantare milioni e milioni di ettari di terreno, non sembra sia sempre la scelta giusta. Almeno non nel modo in cui viene solitamente fatto.

Infatti, spesso i piani di riforestazione non vengono studiati a dovere, creando più danni che altro. Questo perché si tende a piantare un solo tipo di albero, riducendo la biodiversità in termini di specie vegetali, della fauna selvatica e dei microrganismi. Inoltre, le monocolture sono molto più vulnerabili alle malattie, rendendo molto facile la scomparsa di un’intera foresta in un colpo solo.

Come fare per rigenerare le foreste?

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Il modo migliore per risolvere la crisi ambientale, sostiene Robinson, è quello di agire tramite un approccio più informato. Bisogna conoscere e comprendere le profonde connessioni che alberi e foreste condividono con persone, animali e microbi. Piantare alberi a casaccio è inutile e dannoso.

Forrest Fleischmann, studioso di foreste e politiche ambientali, sottolinea come sia importantissimo consultare il sapere delle popolazioni indigene. Conoscere quali specie si adattano meglio ad un certo tipo di ambiente e come si confrontano con la vita della fauna selvatica e delle popolazioni locali è fondamentale per la corretta rigenerazione delle zone forestali. E non basta solo piantare gli alberi, ma è necessario spendere risorse per curarli e coltivarli.

Ma, secondo Robinson, il modo migliore per ripristinare le foreste è la rigenerazione naturale, ovvero lasciare che un bosco danneggiato si ripari da solo. L’autore di Treewilding paragona le foreste alle fenici:

Come l’uccello mitico rinasce dalle proprie ceneri, così una foresta può rigenerarsi dai resti della propria distruzione.

Esempi di progetti di rigenerazione forestale validi

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Nel suo libro, Robinson descrive una serie di progetti di ripristino forestale che si adattano a questa linea di pensiero.

Il primo esempio è quello del “Great Green Wall“, ovvero il progetto che mira a far crescere una cintura di alberi lunga quasi 8.000 chilometri e larga 15 nel deserto del Sahara. L’iniziativa potrebbe impedire l’espansione a sud del deserto, riducendo così il degrado del suolo. In questo modo si punta all’aumento del terreno arabile, migliorando le colture e aumentando i posti di lavoro, oltre a migliorare la qualità dell’aria.

Un altro progetto menzionato dall’autore è il Gondwana Link dell’Australia occidentale. L’obiettivo è quello di ridurre la perdita di vegetazione aggregando piccole aree forestali tra loro lungo 1.000 chilometri.  Facendo ciò, si punta ad aumentare le possibilità di sopravvivenza di specie di uccelli, come il tarabuso australiano e il corriere del cappuccio, e di piante, come l’Eucalyptus vesiculosa.