New York: mai più detersivi in capsule?
New York potrebbe presto vietare i cosiddetti “pod”, cioè i detersivi in capsule monodose, così da combattere il problema dell’inquinamento da microplastiche.
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Se approvata, una nuova legge potrebbe introdurre nella città di New York il divieto di utilizzare i detersivi in capsule monodose (i così chiamati pod). Una scelta importante che porterebbe un centro tanto importante come New York ad abbracciare un atteggiamento più sostenibile e combattere il problema dell’inquinamento da microplastiche.
Se il disegno di legge denominato “Pods are plastic bill” proposto a inizio febbraio divenisse legge effettiva, allora dal 2026 i pod saranno vietati, così come chiedono da tempo organizzazioni e gruppi ambientalisti, coscienti del danno tanto invisibile quanto reale derivante dall’utilizzo dei pod.
Pod: il disegno di legge che potrebbe vietarli

Vietare la commercializzazione, la distribuzione e dunque l’utilizzo dei pod: è questo l’obiettivo del disegno di legge presentato dal consigliere comunale democratico James Gennaro il quale, se approvato, potrebbe portare la città di New York a vietare del tutto – dal primo gennaio 2026 – le capsule monodose dimostrate essere dannose e inquinanti.
Pods are plastic bill vieterebbe, nello specifico, le capsule realizzate con alcool polivinilico (PVA) introducendo multe per chiunque non ne rispetti il divieto di vendita e di utilizzo.
Nello specifico la legge prevede multe che partono dai 400 dollari per una prima violazione, somma che poi potrebbe raddoppiare se dovesse esservi una seconda violazione fino ad arrivare a 1.200 dollari per un’ulteriore violazione.
Il disegno di legge proposto da James Gennaro è sostenuto da un’azienda che punta su scelte sostenibili (Blueland) e dalla ONG Beyond Plastics, focalizzata proprio sulla riduzione dall’inquinamento da plastica:
Questo disegno di legge renderebbe illegale per qualsiasi persona o entità vendere, distribuire, offrire in vendita o possedere a scopo di vendita all’interno della città di New York, cialde e fogli di detersivo per bucato o lavastoviglie che contengono alcol polivinilico (PVA).
Viene specificato sulla pagina dedicata di Blueland, la quale ha messo a disposizione un form per chiunque voglia sostenere la causa.
Perché i pod sono dannosi per l’ambiente (e non solo)

Solo perché non puoi vedere l’inquinamento da plastica, non significa che non ci sia
è il motto dei gruppi ambientalisti unitosi per un comune obiettivo: mettere fine all’utilizzo di pod contenenti alcool polivinilico (PVA o PVOH) attraverso il disegno di legge recentemente proposto, dopo avere sollecitato l’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente cosicché bandisse il PVA a livello federale, senza però avere successo.
Ma come mai i pod sono tanto dannosi?
L’alcool polivinilico è una sostanza polimerica idrosolubile che avvolge le capsule e che si dissolve durante il ciclo del lavaggio, lasciando frammenti impercettibili ma che hanno un impatto ambientale significativo, rimanendo nell’ambiente come microplastiche e nanoplastiche.
Nello specifico, spiega Blueland:
L’alcol polivinilico (noto come PVA o PVOH) è plastica sintetica monouso a base di petrolio. Lo puoi trovare nei tessuti per rinforzare il tessuto, nei rivestimenti di carta come gli involucri alimentari per essere più resistenti al grasso e agli oli (il che rende la carta non riciclabile o non compostabile), negli adesivi, negli addensanti per vernici e negli spray per capelli, solo per citarne alcuni.
Nel 2021 un ricco studio pubblicato su MDPI (editore di riviste scientifiche tipo open access) aveva precisato come circa il 75% delle particelle di plastica intatte provenienti dalle capsule di detersivo per il bucato fosse poi ritrovato disperso negli oceani, nei fiumi e nel terreno, avvertendo come:
La presenza di PVA nell’ambiente, indipendentemente dalla sua matrice, rappresenta una minaccia per l’ecosistema a causa della potenziale mobilitazione di metalli pesanti e altri contaminanti idrofili.
La degradazione di PVA è talmente specifica che spesso non può avvenire negli impianti di trattamento delle acque reflue o nell’ambiente naturale quindi quando disperso, può assorbire sostanze chimiche pericolose, contaminanti, antibiotici e metalli pesanti e introdursi nella catena alimentare.
Infatti quantità preoccupanti di PVA sono state ritrovate nell’acqua potabile e addirittura nel latte materno umano, ma non solo:
Sebbene al momento non vi siano ancora ricerche sull’impatto del PVA sulla salute umana, il PVA suscita preoccupazione data la sua incidenza molto misurabile sulla salute dei pesci, nonché la sua capacità comprovata di agire come veicolo per sostanze tossiche come piombo e cadmio.
Spiega sempre Blueland, una delle maggiori sostenitrici del disegno di legge che, se verrà approvato, intende anche mettere in atto un importante programma di sensibilizzazione così da educare imprese e cittadini rendendoli cosciente del fatto che «Il pianeta vede ciò che noi non possiamo vedere».