Nanoplastiche marine: il polistirolo uccide i pesci

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 3 minuti

Le nanoplastiche, in particolare il polistirolo, penetrano all’interno delle cellule di trote e orate uccidendole. In che modo l’inquinamento sta danneggiando gli habitat marini.

Plastica
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Le nanoplastiche di polistirolo possono provocare la morte delle cellule degli animali che popolano i nostri mari. A dichiararlo è uno studio ENEA, basato su modelli in vitro di orata e trota iridea, condotto con la collaborazione dell’Università della Tuscia di Viterbo e del Cnr.

Danni irreversibili

I risultati dello studio sono particolarmente allarmanti: nanoparticelle di appena 20 nanometri (cioè 100 volte più piccole di un granello di polvere) sono in grado di causare un danno alle cellulare decisamente maggiore rispetto a quelle da 80 nanometri.

A spiegare in che modo è Paolo Roberto Saraceni, ricercatore del Laboratorio ENEA Biotecnologie RED e coautore dello studio:

Le particelle di plastica si sono attaccate alle membrane delle cellule, causando cambiamenti visibili nella loro forma e struttura, con tracce già evidenti dopo 30 minuti di esposizione. Solo le nanoplastiche da 20 nanometri hanno danneggiato gravemente le cellule nel tempo, portandole a una morte cellulare programmata (per apoptosi). E i primi segni evidenti di questo processo includevano il restringimento della cellula, la formazione di protuberanze sulla membrana, l’esposizione della fosfatidilserina (una molecola essenziale per il funzionamento della cellula) sulla superficie esterna della membrana, chiaro segnale di ‘agonia’ della cellula, fino alla frammentazione del DNA.

Cosa significa? Che la salute degli habitat marini e terresti è strettamente collegata all’impatto della salute umana e questo collegamento è gravemente compromesso proprio dalla diffusione dell’inquinamento da nanoplastiche, che deve essere affrontato (e risolto) nel più breve tempo possibile.

Una minaccia globale

La contaminazione degli ecosistemi marini e di acqua dolce da parte delle nanoplastiche si riflette in una minaccia a livello globale per tutti gli organismi che popolano la Terra. Solo nel 2022, la produzione di plastica nel mondo ammonta a 400 milioni di tonnellate e, secondo le stime, raddoppierà nei prossimi 20 anni, per poi triplicare entro il 2060.

La maggior parte dei rifiuti in plastica, tra l’altro, viene mal gestita: viene riciclato solo il 9%, mentre il 19% viene bruciato o va a finire in discariche non controllate. Ed è proprio questo che contribuisce all’accumulo di plastica nell’ambiente, soprattutto in mare, dove si accumulano più di 170 trilioni di particelle in plastica.

Plastica, Rifiuti
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Da ricordare, poi, che il polistirolo non è biodegradabile, il che aumenta ancora di più l’inquinamento, oltre che il livello di tossicità verso gli organismi viventi. I dati sono allarmanti e lo stato di salute degli ecosistemi marini preoccupa la comunità scientifica che, ancora una volta, invita gli enti competenti a intraprendere misure più severe e restrittive, oltre che efficaci per arginare l’inquinamento da plastica e salvaguardare la salute dell’intero Pianeta.

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