Malattie infettive: perché la biodiversità influisce

Autore:
Francesca Naima Bartocci
  • Laurea in Lettere - Lingue, Letterature e Civiltà Antiche e Moderne
Tempo di lettura: 3 minuti

Secondo un recente studio, le malattie infettive si diffondono più facilmente e diventano più rischiose a causa della perdita di biodiversità.

Biodiversità
Photo by AlainAudet – Pixabay

Uno studio recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Nature afferma che, tra tutte le conseguenze del cambiamento climatico, la perdita della biodiversità possa essere la ragione principale alla base della diffusione di malattie infettive.

Ciò significa che il recente studio analizza il nesso tra le varietà di forme di vita presenti sulla Terra come piante, animali, microrganismi e come essi interagiscono e convivono all’interno degli ecosistemi (la biodiversità) e le patologie causate da agenti microbici come virus, batteri o funghi entrano in contatto con un individuo (le malattie infettive).

Perdita di biodiversità e aumento delle epidemie: lo studio

Animali, Mare
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Ci sono diversi fattori che stanno portando alla distruzione di interi ecosistemi ma tra tutti, affermano gli studiosi, è la perdita di biodiversità a essere responsabile di epidemie sempre più durature e complesse.

Dalla recente pandemia è cresciuto l’interesse e lo studio delle malattie zoonotiche, cioè le malattie o infezioni trasmesse dagli animali agli esseri umani; le ricerche a riguardo sono dunque aumentate e stanno aumentando, visto che ci sono anche altre malattie ora preoccupanti (come l’influenza suina e l’influenza aviaria).

Come per il Covid, sembra che la maggior parte di tale malattie infettive derivi dalla fauna selvatica, motivo per cui i ricercatori si sono concentrati sullo studio delle specie animali e come esse stiano subendo le conseguenze del cambiamento climatico.

La recente meta analisi sopracitata, effettuata da un team di ricercatori dell’Università di Notre Dame negli Stati Uniti, prende in esame cinque fattori alla base del cambiamento globale:

  • perdita di biodiversità;
  • cambiamento climatico;
  • inquinamento chimico;
  • specie non autoctone;
  • perdita di habitat.

Dall’analisi effettuata è emerso come le malattie infettive (sia umane che non umane) siano influenzate dai primi quattro fattori e primo tra tutti, appunto, la perdita di biodiversità – solo la perdita di habitat sembra non aumentare le malattie -.

Prima del suddetto studio, altre ricerche avevano esplorato la connessione tra tali malattie e i cambiamenti ambientali; ma prima della meta analisi dell’Università statunitense, non era ancora chiaro quale fosse il principale motore ambientale delle epidemie di malattie infettive.

Limitare la diffusione delle malattie infettive è possibile

Batterio
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I ricercatori autori dello studio pubblicato per intero sulla rivista scientifica Nature sono arrivati alla conclusione che sia innanzitutto la perdita di biodiversità a rendere le malattie infettive più pericolose e diffuse, in una tendenza che però può essere contrastata.

Ancora una volta è il rispetto ambientale a potere invertire tendenze distruttive: con la riduzione delle emissioni, la riduzione della perdita di biodiversità e la prevenzione delle specie invasive, affermano i ricercatori, è infatti possibile ridurre il carico delle malattie:

Ci auguriamo che le nostre analisi facilitino gli sforzi di controllo, mitigazione e sorveglianza delle malattie a livello globale.

Hanno affermato gli autori della recente ricerca, aggiungendosi ai tanti scienziati, studiosi, attivisti, che dimostrano quanto importante sia ritrovare una maggiore connessione con altre specie viventi e l’ambiente circostante.

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