L’inquinamento dell’aria aumenta il numero di morti in Italia

Autore:
Fabiola Criscuolo
  • Giornalista
Tempo di lettura: 4 minuti

Secondo i dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, l’inquinamento dell’aria continua a essere causa di morti premature. Dal focus specifico per ogni paese, si evidenzia la problematica italiana.

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L’inquinamento atmosferico non è un danno solo per l’ambiente, ma anche per la stessa salute dell’uomo. Il particolato fine, il cosiddetto PM2.5, è ormai da anni tra le principali preoccupazioni, al punto da richiedere un intervento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per ridefinire i suoi livelli.

Da un recente studio condotto dall’Agenzia Europea per l’Ambiente, però, si evidenzia come in Europa questi livelli siano ancora critici, anche per altri inquinanti come l’azoto e il biossido di azoto. La conseguenza è un numero ancora elevato di morti premature, che si verifica in tutto il continente e nello specifico in Italia, avvicinando il paese a quelli dell’Est Europa.

Sebbene quindi i livelli di inquinamento dell’aria siano in miglioramento negli ultimi anni, lo stesso non si può dire delle cause sulla salute dell’uomo.

Inquinamento dell’aria: migliaia di morti premature

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Da anni ormai l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato la necessità di ridurre i livelli di inquinamento dell’aria, diminuendo e dimezzando quelli che sono i livelli critici relativi all’esposizione al PM2.5, all’azoto e al biossido di azoto. Secondo gli studi, infatti, si tratta di sostanze dannose con un forte impatto per la salute, motivo per cui, nel 2021, insieme ad altri inquinanti, sono stati modificati i livelli critici.

Le conseguenze sono state da subito evidenti, con una diminuzione dei decessi europei legati al PM2.5 del 45% dal 2005 al 2022. Eppure questo sono ancora relativamente elevati se analizzati singolarmente. L’Agenzia Europea per l’Ambiente ha infatti evidenziato nel continente:

  • 239.000 morti premature legate all’esposizione al PM2.5.
  • 70.000 morti premature a causa dell’inquinamento da ozono (O3).
  • 48.000 morti premature causate dall’inquinamento da biossido di azoto (NO2).

Il calo di decessi registrato si avvicina all’obiettivo europeo di riduzione del 55% entro il 2030, come stabilito dal piano di azione per l’inquinamento zero, eppure sono ancora molto lontani dalla sua attuazione.

La situazione critica italiana

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La ricerca si è anche soffermata sui singoli paesi, analizzando la situazione specifica in ogni nazione del continente. L’Italia è stata considerata tra quelli con maggiori criticità legate al livello dell’aria. Secondo i dati raccolti, infatti, l’inquinamento atmosferico è ancora una delle principali cause delle morti premature.

L’esposizione a sostanze con l’azoto, il biossido di azoto e il PM2.5, mette a rischio ancora centinaio di abitanti, diventando tra le principali cause di anni di vita persi. Nello specifico la ricerca ha evidenziato:

  • 48.600 morti premature attribuibili all’esposizione prolungata al particolato fine.
  • 9.600 morti premature causate dall’esposizione al biossido di azoto;
  • 13.600 morti premature legate all’inquinamento da ozono.

I miglioramenti europei, quindi, non sono ancora del tutto evidenti in Italia, dove si necessita di un’azione mirata al fine di proteggere la salute pubblica e migliorare la qualità dell’aria per raggiungere gli obiettivi prefissati.

Inquinamento dell’aria: immagini e foto

Sebbene i livelli di inquinamento atmosferico siano già diminuiti dopo la modifica dei limiti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il numero di decessi prematuri legati allo stesso sono ancora elevati. Critica è la situazione in Italia, che si posiziona tra i peggiori paese europei.