L’India si sta muovendo, da circa 60 milioni di anni
Presentato uno studio nel corso dell’American Geogphysical Union che afferma che la placca indiana sarebbe in procinto di dividersi.

La ricerca afferma che la placca indiana mostri segni inequivocabili di divisione: una parte si sta direzionando verso l’Eurasia, mentre una parte sembrerebbe stia affondando sotto il mantello terrestre.
Questo studio potrebbe fornire interessanti spiegazioni rispetto alla formazione dell’Himalaya e dell’altopiano tibetano, oltre a rappresentare una fonte utile agli scienziati nel campo della sismologia, nello studio e nella previsione di eventuali terremoti.
L’India si sta spostando?
Un processo di formazione orogenetica diede origine alla catena Alpino-Himalayana, iniziato circa 251milioni di anni fa nell’epoca Mesozoica e proseguito oltre 65 milioni di anni fa, durante il Cenozoico. L’orogenesi è stata causata dalla chiusura dell’Oceano Tetide, quando l’Africa, l’Arabia e il Subcontinente indiano si mossero verso nord, collidendo con l’Eurasia.
Uno studio condotto dagli scienziati dell’Ocean University of China presentato in occasione del congresso dell’ American Geogphysical Union, ha aggiunto dettagli interessanti riguardo alla geologia del Tibet meridionale.
Nuovi dati sismici e la spaccatura della placca continentale indiana sono stati presentati durante una conferenza a San Francisco, lo scorso dicembre.
Descrizioni dettagliate e modelli geologici avanzati affermano che l’India si stia spostando di circa 2 millimetri l’anno, da circa 60 milioni di anni.
Tre diverse teorie per un solo convegno
Sono tre le teorie esaminate durante il convegno, vediamole insieme:
- la prima ipotesi suggerisce che la placca indiana, eventualmente troppo leggera per sprofondare nel mantello, potrebbe invece muoversi sotto la placca euroasiatica, provocando l’innalzamento del Tibet;
- la seconda ipotizza un ripiegamento su sé stessa da parte della placca;
- la terza, quella degli scienziati della della China University e del Centro nazionale per le previsioni ambientali della Stanford University, parla delaminazione.
La delaminazione: di cosa si tratta?
In geologia, la delaminazione è il processo attraverso il quale una parte di crosta terrestre più spessa si stacca separandosi dal materiale sottostante. Ciò accade a causa di forze tettoniche, termiche o chimiche e può portare a diverse conseguenze geologiche come l’innalzamento di terreni circostanti, la formazione di montagne, o il cambiamento della struttura della crosta terrestre.
…e la continua crescita dell’ Himalaya

La ricerca suggerisce che la delaminazione fornisce un’insight unico sulla complessa attività sismica che ha contribuito a formare l’altopiano tibetano e l’Himalaya. La chiave della crescita continua dell’altezza delle montagne dipenderebbe dalle forze sismiche, che agiscono come “architetti invisibili” sottoterra.
Associate alla delaminazione, le forze sismiche sarebbero responsabili della formazione e dell’innalzamento di queste catene montuose.
La visione tridimensionale di bordi, plastiche e confini confermerebbe tale sospetto fornendo una maggiore comprensione dell’evoluzione della nostra superficie terrestre e delle dinamiche sismiche supportando i sismologi nella previsione dei terremoti.
La presenza di Elio a supporto della ricerca
Le sorgenti del Tibet presentano bolle di Elio-3, un elemento chimico presente nell’universo, ma scarso sulla terra.
Raramente viene trovato in depositi naturali poiché si origina solo dai residui della formazione del nostro pianeta.
L’elevata presenza di questa sostanza in superficie suggerisce una probabile provenienza dal mantello.
Proseguendo verso sud invece, è stato identificato elio-4, un isotopo leggero e non radioattivo dell’elio. La sua presenza dimostra che, in questa regione, le placche non si sarebbero ancora separate, creando una sorta di barriera che impedisce al’elio-3 di liberarsi.
La spiegazione degli scienziati
Secondo gli scienziati le placche della crosta terrestre sono paragonate agli strati di una torta, dove quelli più densi corrispondono al fondo. La densità delle parti inferiori delle placche è accostata alla roccia magmatica solidificata, che è più densa rispetto alle parti superiori.
Ciò impedisce agli strati intermedi di schiacciarsi, illustrando come la densità e la composizione delle placche influenzino il loro comportamento geologico.
La natura non smette di sorprenderci, come lo stesso Himalaya, che continua a far parlare di sé. Recentemente è stato infatti provato che i suoi ghiacciai sono in grado di autodifendersi dal riscaldamento globale.
E noi, restiamo a guardare, stupiti e forse anche un po’ spaventati.