Le piante si spostano verso ovest: il cambiamento climatico non è responsabile!

Autore:
Roberta Ciervo
  • Laurea in Lingue e Culture Straniere
Tempo di lettura: 3 minuti

Un recente studio dimostra come l’inquinamento da azoto stia facendo migrare le foreste europee verso ovest.

Foreste
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È il cambiamento climatico che sta facendo “migrare” le piante delle foreste europee verso ovest? No. È quanto ci dice un nuovo studio pubblicato sulla rivista Science (“Unexpected westward range shifts in European forest plants link to nitrogen deposition”). Questa pubblicazione ci spiega come sia l’inquinamento di azoto ad influenzare gli spostamenti della distribuzione delle piante verso ovest.

La ricerca, guidata dal ricercatore Pieter Sanczuk del Forest & Nature Lab dell’Università di Gent, è stata frutto della collaborazione di un team internazionale di 31 scienziati.

Le analisi dello studio

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Nonostante tesi precedenti abbiano fatto pensare che, a causa dell’aumento delle temperature, le molte specie migrino verso aree più fredde, e quindi verso nord, questo studio smentisce ciò. Infatti, viene dimostrato che gli spostamenti verso ovest siano 2,6 volte più probabili di quelli verso nord. Questo perché gli alti livelli di deposizione di azoto rappresentano la causa maggiore di questo spostamento e non il cambiamento climatico.

Per arrivare a questa conclusione, il team ha analizzato gli spostamenti nell’area di distribuzione di 266 specie di piante differenti in Europa a partire dalle prime misurazioni del 1933 in poi. Lo studio ha esteso l’area di ricerca a molte foreste chiave nell’ambito europeo, come la foresta di Białowieża in Polonia.

Così facendo, i ricercatori hanno scoperto che molte piante dell’Europa orientale, tra cui l’erba dei prati e le piantine di abete bianco, carpino e sicomoro, si stanno spostando verso ovest, dove c’è una maggiore presenza di biossido di azoto nell’aria.

Non è il cambiamento climatico!

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Il team di scienziati spiega come siano gli elevati tassi di inquinamento da azoto nell’atmosfera a favorire la diffusione rapida di queste specie tolleranti all’azoto, provenienti soprattutto dall’Europa orientale. E ciò può significare spesso che le piante autoctone sono minacciate e soppiantate da queste ultime.

Secondo i ricercatori, comprendere le relazioni complesse tra i diversi cambiamenti ambientali è necessario per poter salvaguardare la biodiversità. Non basta solo puntare il dito verso il cambiamento climatico. Infatti, se guardiamo i dati, solo il 15% delle piante si sposta a nord, mentre il 39% delle specie vegetali si spostano verso ovest a una media di 3,56 chilometri l’anno.

Ingmar Staude del Deutsches Zentrum für integrative Biodiversitätsforschung (iDiv) e dell’Universität Leipzig afferma infatti:

Il cambiamento climatico è spesso visto come il principale colpevole dietro i cambiamenti di areale nelle specie vegetali, ma le interazioni chiave con fattori determinanti storicamente importanti sono spesso trascurate. Negli ultimi decenni, la maggior parte dei cambiamenti di areale nelle piante forestali europee sono attribuiti alla deposizione di azoto e solo in misura minore al cambiamento climatico. Questo solleva un’importante domanda: come possono gli ecosistemi adattarsi all’aumento delle temperature mentre i cambiamenti della biodiversità sono per lo più guidati da altri cambiamenti ambientali, in particolare dall’inquinamento atmosferico?

È proprio per questo motivo che lo studio evidenzia l’importanza di capire in che modo tutti questi diversi elementi interagiscono tra loro per poter salvaguardare la biodiversità.