L’Artico rilascia più gas serra di quanti ne assorba

Autore:
Roberta Ciervo
  • Laurea in Lingue e Culture Straniere
Tempo di lettura: 3 minuti

L’Artico emette più gas serra di quanto ne può assorbire: una ricerca statunitense espone i flussi di carbonio nell’area.

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L’Artico sta diventando sempre più caldo. Già da tempo, ormai, vediamo i ghiacciai sciogliersi sempre di più. Ora, però, arriva la conferma ufficiale: il riscaldamento delle regioni artiche rilascia più carbonio nell’atmosfera di quanto ne riescano ad assorbire. È uno studio pubblicato su Nature Climate Change dal Woods Hole Research, un centro di ricerca sul clima statunitense, a confermarlo.

Secondo i dati della ricerca, l’accelerazione della fusione del permafrost, causata dall’aumento delle temperature, sta trasformando molte aree dell’Artico in sorgenti di CO2. Sembrerebbe, infatti, che il 34% delle regioni artiche emetta gas serra. Questa percentuale, però, sale fino al 40% se vengono considerate le emissioni prodotte dagli incendi. Questi dati fanno paura perché potrebbero rappresentare un contributo significativo al peggioramento del cambiamento climatico.

Le analisi svolte per lo studio

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Lo studio (“Wildfires offset the increasing but spatially heterogeneous Arctic–boreal CO2 uptake”) rappresenta la mappatura più completa dei flussi di carbonio nell’Artico negli ultimi 30 finora. Per arrivare a questo risultato, il team guidato dalla dottoressa Anna Virkkala del Permafrost Pathways Initiative presso il Woodwell Climate ha utilizzato dati provenienti da 200 siti di monitoraggio nel periodo 1990–2020. I dati sono stati valutati con misurazioni sul campo, modelli di apprendimento automatico e mappature ad alta risoluzione.

Gli elementi misurati durante la ricerca sono stati: il livello di assorbimento di CO2 attraverso la fotosintesi della vegetazione; il rilascio di CO2 nell’atmosfera attraverso la respirazione microbica e vegetale; le emissioni aggiuntive derivate dagli incendi. La dottoressa Virkkala spiega:

Sebbene abbiamo scoperto che molti ecosistemi del nord agiscono ancora come pozzi di anidride carbonica, le regioni di origine e gli incendi stanno ora annullando gran parte di quell’assorbimento netto e invertendo tendenze di lunga data.

L’Artico negli ultimi 30 anni

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L’analisi svolta dal team di ricercatori espone il cambiamento dell’attività microbica e degli incendi. Sono varie le cause di questo cambiamento.

Innanzitutto, l’aumento delle temperature sta causando un rapido disgelo del permafrost, favorendo la decomposizione microbica e il rilascio di anidride carbonica.

In secondo luogo, l’aumento della frequenza degli incendi contribuisce in modo significativo all’aumento delle emozioni.

Infine, bisogna considerare le dinamiche stagionali: nonostante l’assorbimento di CO2 aumenti durante i mesi estivi, complice l’aumento del rinverdimento, le emissioni invernali aumentano, riducendo la capacità di immagazzinamento del carbonio.

Quindi, sebbene avvengano cambiamenti di segno opposto, il bilancio non risulta equo. Secondo lo studio, solo il 12% delle aree verdi ha mostrato un aumento annuale di assorbimento di gas serra. Purtroppo, però, è ben poca cosa, considerando l’accelerazione del rilascio del carbonio assorbito dal suolo ghiacciato dovuta al riscaldamento globale. Le aree verdi, quindi, non sono in grado di controbilanciare il rilascio di anidride carbonica nell’atmosfera.

Lo scioglimento dell’Artico: foto e immagini