La Mer De Glace sta scomparendo: la perdita di spessore accelera

Autore:
Roberta Ciervo
  • Laurea in Lingue e Culture Straniere
Tempo di lettura: 3 minuti

Nei soli ultimi due anni, il ghiacciaio sul Monte Bianco ha perso 30 metri di spessore, secondo i dati di Legambiente.

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Photo by Denis Grigoryev – Shutterstock

Il più grande ghiacciaio sul versante francese del Monte Bianco, la Mer De Glace, è in pericolo. A partire dal 1850 ad oggi, è stata registrata una perdita di 300 metri di spessore all’altezza della stazione Montenvers. E questa perdita non ha fatto altro che accelerare dagli anni ’90 in poi. In particolare, tra il 2022 e il 2023, è stata registrata una perdita di ben 30 metri di spessore.

Questi dati provengono dalla campagna di Carovana dei ghiacciai 2024 di Legambiente. L’iniziativa, già alla quinta edizione, è stata organizzata in collaborazione con Cipra Italia e il Comitato Glaciologico Italiano. Obiettivo della campagna, iniziata il 18 agosto scorso e che si concluderà il 9 settembre, è il monitoraggio della salute dei ghiacciai alpini. Ciò avverrà in 6 tappe in Francia, Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Friuli-Slovenia e Veneto.

Le rilevazioni dei dati da parte di Legambiente

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Photo by Pcala – Shutterstock

Secondo quanto riportato da Legambiente, la superficie occupata dal ghiacciaio è scesa al di sotto dei 30 chilometri quadrati. Come se non bastasse, da decenni aumenta progressivamente la copertura detritica, ovvero i frammenti rocciosi che si accumulano sulla superficie del ghiacciaio a causa della contrazione e dell’aumento dei crolli di roccia dalle pareti circostanti. Inoltre, si registra una instabilità delle morene e delle pareti rocciose della valle.

Vanda Bernardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di Cipra Italia, spiega, parlando della Mer de Glace, che

se da un lato ci ricorda che occorre cambiare rotta al più presto con forti politiche di mitigazione, dall’altro richiama l’attenzione sulla necessità di impellenti strategie di adattamento anche in alta quota, di nuove forme di turismo, ma anche di tutela dell’alta montagna. Questi sono alcuni degli aspetti che andrebbero affrontati con un percorso di governance internazionale per le alte quote con la particolare attenzione agli ecosistemi glaciali.

I crolli delle pareti rocciose sono da attribuire al cambiamento climatico

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Photo by Zdenek Matyas Photography – Shutterstock

La destabilizzazione delle pareti rocciose non è soltanto il risultato di un solo fattore, ma dipende da diversi elementi. Infatti, a seconda della struttura delle rocce, i processi di erosione possono agire in modo più lento o veloce. In linea di massima, però, è possibile dire che il cambiamento climatico e l’aumento delle temperature giocano un ruolo non indifferente.

Per quanto riguarda il Monte Bianco, nello specifico, gli studi hanno segnalato un recente aumento di crolli delle pareti rocciose a causa dell’aumento delle temperature dal 1930 ad oggi. Nell’intervallo che va dal 2000 al 2010, ci sono stati in media 12 crolli all’anno, mentre tra il 1940 e il 1950 ce n’erano stati in media solo 5.

La zona più colpita è quella del Drus e delle Aiguilles de Chamonix. Secondo i dati, l’85% dei crolli registrati dalla fine del 1850 ad oggi è stato registrato a partire dagli anni ’90. Quindi, la maggior parte dei crolli è avvenuta negli ultimi 3 decenni. Questo sottolinea l’accelerazione costante del fenomeno dei crolli delle pareti rocciose in alta montagna causato dal riscaldamento globale.

La Mer de Glace: foto e immagini