La guerra tra Russia e Ucraina sta accelerando la crisi climatica

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 3 minuti

Un recente report fa luce su come mezzi militari, combattimenti, incendi, distruzione della natura e altri fattori abbiano ormai portato, in 3 anni di conflitto fra Russia e Ucraina, a un gigantesco numero di emissioni che alterano il clima.

Guerra
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Dopo 3 anni di guerra, l’impatto ambientale del conflitto tra Russia e Ucraina appare sempre più evidente. L’invasione russa, iniziata nel 2022, non solo ha causato devastazione umana e materiale, ma ha anche contribuito significativamente all’aumento delle emissioni di gas serra, aggravando la crisi climatica globale. Il rilascio di CO2 e altri gas, legato alle operazioni militari, sta raggiungendo livelli allarmanti, con conseguenze che si ripercuoteranno per anni in tutto il mondo.

Emissioni record

Secondo il gruppo Initiative on GHG Accounting of War, che analizza annualmente l’impatto climatico delle guerre, le emissioni causate dal conflitto in Ucraina hanno superato i 200 milioni di tonnellate di CO2. Si tratta di un valore paragonabile alle emissioni annuali della Spagna e superiore a quelle combinate di Austria, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca. Il solo proseguire delle ostilità ha generato emissioni pari a quelle prodotte in un anno da 120 milioni di automobili. Cifre esorbitanti, insomma.

E non finisce qui: il rapporto evidenzia che, da febbraio 2022, il totale delle emissioni generate dal conflitto ha sfiorato i 230 milioni di tonnellate di CO2, con un incremento del 31% solo nell’ultimo anno. L’uso intensivo di mezzi militari, la costruzione di fortificazioni con materiali ad alto impatto climatico (come acciaio e cemento) e l’incessante attività bellica stanno continuando ad alimentare l’aumento delle emissioni. A questo, poi, si aggiungono gli incendi boschivi, che nel 2024 hanno raggiunto livelli preoccupanti, contribuendo ulteriormente all’accumulo di gas serra nell’atmosfera.

Una disastrosa combinazione di fattori

Il legame tra guerra e crisi climatica appare sempre più evidente. Le emissioni prodotte dalle attività umane hanno già reso gli eventi meteorologici più estremi, causando siccità in alcune aree dell’Ucraina. L’aumento delle temperature e le conseguenze dirette del conflitto hanno, poi, alimentato incendi boschivi di proporzioni inedite: secondo il rapporto, la superficie bruciata è aumentata del 118% rispetto alla media annuale prebellica, rilasciando nell’atmosfera circa 16,9 milioni di tonnellate di CO2.

Un altro fattore chiave è la distruzione mirata di infrastrutture energetiche. L’attacco a impianti petroliferi ha fatto impennare le emissioni che, nell’ultimo anno, hanno raggiunto 2,1 milioni di tonnellate di CO2, rispetto agli 1,1 milioni dei due anni precedenti. Anche il settore dell’aviazione ha risentito dell’impatto della guerra: il divieto di volo sulle zone di conflitto ha comportato numerose deviazioni di rotte aeree, generando 14,4 milioni di tonnellate di CO2.

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A conclusione del rapporto, si sottolinea che il governo ucraino considera la Russia responsabile dell’enorme impatto climatico del conflitto, un aspetto che dovrebbe essere preso in considerazione nelle discussioni internazionali sulla ricostruzione e sulla responsabilità ambientale. Il 2024 ha segnato un punto critico nella combinazione tra guerra e crisi climatica, con danni ambientali di vasta portata. Mentre emergono ipotesi di negoziati di pace, è fondamentale non trascurare il costo climatico di questo conflitto, affinché la ricostruzione possa avvenire in modo sostenibile e con un impatto ambientale ridotto.

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