La Groenlandia continua a sciogliersi
Più il caldo aumenta, più la Groenlandia si scioglie con conseguenze che coinvolgono tutto il mondo. Secondo un ultimo studio statunitense, infatti, entro il 2100 i mari potrebbero alzarsi di (altri) 30 centimetri.

La Groenlandia è un vero e proprio simbolo della lotta al cambiamento climatico: remota e incontaminata, è protagonista indiscussa delle cronache quotidiane poiché i suoi ghiacciai continuano a sciogliersi senza sosta. Quelli del nord hanno già perso oltre il 30% del loro volume totale, il che ha favorito l’innalzamento del mare del 17,3%. E la situazione tende solo a peggiorare.
Lo studio USA
Un recente studio condotto dagli scienziati della Durham University e dell’Ohio State University e pubblicato sulla rivista Nature Geoscience parla molto chiaro: la calotta glaciale della Groenlandia si sta sciogliendo più rapidamente del solito per colpa del cambiamento climatico.
E il suo scioglimento non può essere sottovalutato, soprattutto perché è stato già associato a un innalzamento di 14 millimetri del livello del mare e, continuando in questo modo, entro il 2100 si potrebbe arrivare anche a 30 centimetri. Appare chiaro, quindi, come numerose località costiere di qualsiasi parte del mondo siano fortemente a rischio sommersione.
Ma non solo, perché gli scienziato hanno anche scoperto che ai margini della Groenlandia, lì dove si incontrano mare e ghiacciai, l’accelerazione nella velocità del flusso glaciale è associata a significativi aumenti del volume dei crepacci, che diventano quindi sempre più grandi e sempre più profondi.
Attenzione agli iceberg
Cosa significa? Molto semplice: man mano che i crepacci aumentano di volume vanno, al contempo, ad alimentare i processi che muovono più velocemente i ghiacciai della calotta glaciale, spingendo acqua e calore all’interno della calotta e favorendo, di conseguenza, il distacco di iceberg nell’oceano.
Si tratta di un effetto domino che, a primo impatto, farebbe pensare alla tragedia del Titanic: un iceberg gigante nel bel mezzo dell’oceano che è costato la vita a centinaia di persone. E il fatto che sia passato più di un secolo dalla tragedia non significa che la storia possa ripetersi.
Come intervenire?
La politica, da parte sua, contribuisce poco o niente. É ormai noto, infatti, che il neoeletto presidente Usa, Donald Trump, abbia dichiarato di voler annettere (se non acquistare) la Groenlandia. E bisogna ricordare che il Tycoon non crede in alcun modo alla crisi climatica. Questo non fa altro che aggravare la situazione della Groenlandia, dove i segni del cambiamento climatico sono non solo evidenti, ma anche gravi.
In pratica, al momento, l’isola si trova a dover combattere su tre fronti: quello della crisi climatica, quello dell’impatto ambientale e quello dell’espansionismo territoriale da parte di Trump. Peccato, però, che non ci sia alcuna strategia da adottare, né armi da imbracciare per cercare perlomeno di non perdere miseramente.

Nel frattempo, i ghiacciai continuano a sciogliersi e non solo in Groenlandia; anche in Italia accade lo stesso, basti pensare alla Marmolada che potrebbe presto scomparire per sempre, o ai ghiacciai dell’Ungheria, ormai prossimi all’estinzione. La situazione è critica, ma a preoccuparsi sono davvero in pochi.