La biodiversità del Mediterraneo è in pericolo: lo rivela uno studio

Autore:
Roberta Ciervo
  • Laurea in Lingue e Culture Straniere
Tempo di lettura: 4 minuti

Il cambiamento climatico e il riscaldamento delle acque minacciano sempre di più la biodiversità del Mar Mediterraneo.

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Mediterraneo
Photo by Tho-Ge – Pixabay

L‘aumento delle temperature delle acque è un grande problema su molti fronti. Dallo scioglimento dei ghiacciai all’aumento dell’umidità che provoca sempre più eventi climatici estremi, dall’innalzamento del livello delle acque al cambiamento delle correnti oceaniche: sono molte le conseguenze del riscaldamento delle acque.

Un esempio molto vicino a noi è rappresentato dal Mar Mediterraneo. Infatti, secondo uno studio pubblicato su Proceedings of the Natural Academy of Sciences of the United States (“The dawn of the tropical Atlantic invasion into the Mediterranean Sea”), il Mare Nostrum sta diventando sempre più caldo e acido. Questo cambiamento delle acque comporta conseguenze sugli equilibri della biodiversità mediterranea, favorendo l’invasione di specie “aliene”.

Secondo il team di ricercatori italiani e austriaci che hanno condotto lo studio,

entro la fine del secolo, il riscaldamento climatico non controllato potrebbe portare all’invasione del Mar Mediterraneo da parte di specie tropicali provenienti dall’Oceano Atlantico. Quasi la metà delle specie che abitano il Mar Mediterraneo non si trova in nessun altro luogo del mondo, ma il bacino si sta riscaldando rapidamente, mettendo a rischio questa biodiversità unica.

Lo studio dell’invasione tropicale nel Mediterraneo

Fossili, Molluschi
Photo by Hans – Pixabay

Il team di ricercatori ha esaminato i fossili marini per comprendere come il bacino del Mar Mediterraneo è cambiato con i cambiamenti climatici durante il Pleistocene, l’epoca geologica precedente a quella in cui viviamo. In particolare, gli studiosi si sono concentrati su un periodo caldo immediatamente precedente l’ultima glaciazione, compreso tra 135.000 e 116.000 anni fa.

Tutto ciò è stato fatto per prevedere la reazione dell’ecosistema del Mediterraneo al riscaldamento globale. Basandosi su un modello di distribuzione dei molluschi tropicali atlantici che vivevano nel bacino durante il periodo esaminato, è stato evidenziato che

queste specie tropicali atlantiche – definite “ospiti caldi” perché appunto presenti nel Mediterraneo solo nei periodi più caldi del recente passato geologico – sono rimaste nel nostro bacino finché l’ultima glaciazione le ha obbligate a ritirarsi a latitudini tropicali.

In seguito, sono stati incrociati i dati sulla distribuzione geografica di queste specie tropicali durante l’ultima fase interglaciale con la loro distribuzione attuale. Così facendo hanno ottenuto un modello molto realistico, poiché

prende in considerazione anche quello che è già realmente avvenuto nel recente passato, prevedendo poi la loro distribuzione nei prossimi decenni.

I risultati dello studio

Mediterraneo
Photo by thanasispp – Pixabay

Le previsioni dello studio non sono per niente incoraggianti. I risultati mostrano, infatti, che

anche un riscaldamento di intensità intermedia permetterà alle specie tropicali atlantiche di rientrare nel Mediterraneo.

Il fatto che preoccupa maggiormente è che le invasioni stanno già accadendo. Le specie tropicali che provengono dal Mar Rosso e dall’Oceano Indiano si stanno spostando verso il Mediterraneo attraverso il Canale di Suez. E la trasformazione per la biodiversità del nostro mare sarà irreversibile. Paolo G. Albano, ricercatore coinvolto nello studio, avverte che

il cambiamento a cui andiamo incontro è drammatico e irreversibile e porterà la biodiversità del Mar Mediterraneo a uno stato che l’umanità non ha mai visto. Cambieranno le specie marine che vediamo quando ci immergiamo nelle nostre acque, ma anche quelle che mangiamo, come già è accaduto lungo le coste di Egitto e Israele dove l’effetto combinato del riscaldamento globale e dell’invasione biologica dal Canale di Suez ha riconfigurato l’intero ecosistema marino.