Incendio a Caivano: in fiamme una fabbrica di prodotti chimici, allarme diossina
L’incendio che ha colpito nella giornata di ieri la zona industriale di Caivano potrebbe incidere su tutta l’area Nord di Napoli, con conseguenze terribili per clima e ambiente. Previste scuole, uffici e spazi pubblici chiusi, si parla di rischi seri e gravi per la salute umana e per l’ecosistema.

Immagini apocalittiche quelle che hanno fatto subitamente il giro del web. Nel pomeriggio di ieri, a Caivano in provincia di Napoli è divampato un terribile incendio nella zona industriale ASI Pascarola. L’incendio, conseguenza di un grave incidente industriale ha interessato in particolare l’attività di produzione di solventi della zona industriale, la “Chimpex”. Dalle ore 16.30 circa infatti, i vigili del fuoco sono intervenuti lavorando per spegnere il rogo al più presto. Le fiamme divampate sono state placate nel giro di alcune ore, mentre il lezzo di fumo nero e denso ha coperto l’intero cielo di Napoli Nord.

Prestamente le autorità comunali della provincia a nord di Napoli e alcuni comuni dell’hinterland casertano vicino hanno diramato un proclama invitando la cittadinanza a restare in casa, chiudendo porte e finestre, onde evitare ulteriori soprese. A questo proclama, nelle ore serali se ne è aggiunto un altro, ovvero quello che sigla la chiusura di scuole, uffici e spazi pubblici. Un incubo che questa cittadinanza conosce e molto bene. Caivano è infatti il territorio maggiormente noto per la questione che tra il romanzo Gomorra di Roberto Saviano e le lotte di Legambiente è ormai entrata nell’immaginario comune sotto la dicitura di “Terra dei Fuochi”.
Torna l’incubo “Terra dei Fuochi”

I rischi ambientali legati all’incendio industriale e alla nube di fumo nera che ha colpito Caivano e dintorni ha subitamente innescato il Protocollo Generale sulle Maxi Emergenze, diramato dal referente sanitario regionale Giuseppe Galano. A queste sono subitamente fatte seguire le analisi della qualità e salubrità dell’aria da parte dell’Arpac. E le stime e i rilevamenti chimici ritrovati nell’atmosfera sono tragici. Non si sanno ancora le condizioni cliniche dei 70 lavoratori coinvolti, ma già si parla di disastro ambientale ed ecologico. Dai primi accertamenti dell’ Arpac, infatti sappiamo che nell’atmosfera potrebbe ritrovarsi la presenza di sostanze chimiche altamente tossiche NBCR.
Una consequenzialità che oltre a fermare le attività pubbliche, mette un freno a tutto il mondo circostante. I rischi ambientali infatti potrebbero accrescere in relazione alla contaminazione di prodotti agroalimentari, oppure a falde acquifere vicine sfruttate a scopo domestico o agricolo. Tantissime infatti sono le terre adibite all’industria agricola e che potrebbero essere adesso messi al bando, con l’effetto di innescare nuovamente quell’incubo vivissimo della “Terra dei Fuochi”.
Una nuova emergenza

Proprio la zona di Napoli Nord è tristemente balzata alla cronaca anni addietro per la presenza di tassi di inquinamento atmosferico e acquifero, con ricadute su flora e fauna ed effetti collaterali determinanti per lo sviluppo addirittura in modo endemico di terribili patologie come cancri e tumore.
Ad incrementare questa morsa, infatti erano i cosiddetti “roghi tossici”, ovvero l’assenza di depuratori industriali combinati ad incendi di spazzatura e scarti industriali. Era giunta in gennaio l’attesa sentenza UE che riconosceva le responsabilità delle autorità e della politica sulle vicende della Terra dei Fuochi. Ad oggi pare allegarsi un nuovo cupo e terribile capitolo a questa tragedia.