Entra in vigore la legge sul Ripristino della natura nell’UE

Autore:
Roberta Ciervo
  • Laurea in Lingue e Culture Straniere
Tempo di lettura: 3 minuti

Entrata in vigore lo scorso 18 agosto sul suolo europeo la legge sul Ripristino della natura, pilastro fondamentale del Green Deal.

Commissione, Europea
Photo by dimitrisvetsikas1969 – Pixabay

Sbloccata finalmente dopo mesi di stallo politico la legge sul Ripristino della natura, entrata in vigore domenica, 18 agosto 2024. La normativa UE a difesa della biodiversità è stata molto controversa e contestata. Infatti, al voto finale ci sono stati ancora sette contrari sui ventisette Paesi votanti, Italia inclusa.

Ma di cosa si tratta? La legge sul Ripristino della natura è una riforma innovativa. Essa non prevede soltanto la protezione delle aree naturali, ma intende ripristinare le aree degradate attraverso tre tappe. Innanzitutto, si prevedono misure di ripristino del 30% di ogni ecosistema entro il 2030, il 60% entro il 2040 e il 90% entro il 2050.

I piani della legge sul Ripristino della natura

Europe, Nature
Photo by mystraysoul – Pixabay

Come accennato precedentemente, il piano prevede tre tappe in cui gli Stati dovranno soddisfare alcuni obblighi. Questi doveri riguardano principalmente il miglioramento generale della biodiversità.

Ciò verrà misurato in tre fattori:

  • la presenza di farfalle delle praterie;
  • lo stock di carbonio organico nei suoli coltivati;
  • la quota di terreni agricoli con caratteristiche “ad alta diversità”.

Per raggiungere quest’obiettivo, i singoli Paesi devono, a questo punto, presentare alla Commissione europea i piani di ripristino nazionali entro due anni, i quali saranno finalizzati e pubblicati nell’arco di sei mesi a seguito di eventuali osservazioni da parte della Commissione.

Questi piani dovranno essere adattati al contesto nazionale, includendo le tempistiche previste, le indicazioni sulle risorse finanziarie disponibili e i benefici attesi per l’adattamento e la mitigazione dei cambiamenti climatici. In seguito, l’Agenzia europea dell’ambiente redigerà relazioni tecniche periodiche sui progressi delle varie Nazioni.

Gli Stati sono obbligati, con questa legge, ad adottare misure di ripristino in almeno il 20% delle aree terrestri UE e nel 20% delle aree marine entro il 2030. Entro la fine del progetto, ovvero il 2050, le misure dovrebbero essere applicate a tutti gli ecosistemi aventi bisogno di essere ripristinati.

La previsione, o meglio, l’obiettivo è quello di riuscire a ripristinare, entro il 2030, almeno 25.000 km di fiumi a flusso libero, oltre che aumentare la popolazione di insetti impollinatori e migliorarne la diversità.

Inoltre, si punta a migliorare la biodiversità negli ecosistemi agricoli e forestali, cercando di mantenere l’impegno di piantare almeno tre miliardi di alberi entro il 2030 in tutto il territorio dell’Unione Europea.

Le critiche alla legge sul Ripristino della natura e i cambiamenti del testo

Agriculture
Photo by dendoktoor – Pixabay

La legge europea ha incontrato non pochi detrattori. La proposta, avanzata già due anni fa, includeva la destinazione del 10% di terreni agricoli a interventi per la biodiversità, ovvero l’introduzione di siepi, alberi, fossi, muretti o piccoli stagni. Questo progetto, però, era stato altamente criticato dagli agricoltori. La veemenza delle proteste ha fatto sì che i legislatori eliminassero questo punto dal corpo del testo.

Ma non è l’unico punto ad avere subito modifiche a seguito delle critiche. Il requisito della PAC di destinare il 4% dei terreni a caratteristiche non produttive è diventato su base volontaria. Allo stesso modo, è diventato volontario anche il ripristino delle zone umide per gli agricoltori e i proprietari terrieri privati.