DNA dei funghi per comprendere la biodiversità: i dati dello studio
Un nuovo studio dell’Università di Jyväskylä, in Finlandia, raccoglie dati della biodiversità di varie aree a partire dai funghi.

L’Università di Jyväskylä, in Finlandia, ha pubblicato uno studio sulla rivista Nature lo scorso 10 luglio. Nello studio, si cerca di mappare la vasta distribuzione del regno dei funghi a partire da campioni di aria di diverse zone del pianeta. Allo studio hanno partecipato anche i ricercatori dell’Istituto di Ricerca sugli Ecosistemi Terrestri del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Firenze (CNR-IRET) e il Centro Italiano sulla Biodiversità (NBFC).
Per svolgere le proprie indagini, il team di ricercatori ha mappato l’aria intorno alle zone prese in esame. Così facendo, sono riusciti a prelevare il DNA dei funghi per poter analizzare la loro dinamica spaziale e stagionale.
Il processo di campionamento dello studio

Lo studio prende in considerazione un’area molto vasta: ben 47 luoghi all’aperto in tutto il mondo. Infatti, il campionamento è stato prelevato in località di diverse zone climatiche. Nella zona tropicale e subtropicale, i campioni provengono dalle Hawaii, dal Sudafrica e dal Giappone; il continente europeo e l’Australia hanno provveduto ai campioni provenienti dalla zona temperata; per quanto riguarda, infine, la regione polare, i dati sono stati prelevati da Alaska, Groenlandia, Isole Svalbard e Siberia.
Il contributo dei ricercatori del CNR-IRET (Luigi Paolo D’Acqui e Stefano Ventura) ha riguardato l’area dell’arcipelago delle Svalbard. Sul territorio, i funghi rappresentano una componente fondamentale per l’ecosistema terrestre e la loro biodiversità ha un ruolo di particolare importanza nel mantenimento dell’equilibrio. Luigi Paolo D’Acqui spiega:
Grazie al supporto offerto dalla base Dirigibile Italia del CNR, che si trova nella località di Ny-Ålesund nelle isole Svalbard, abbiamo potuto estendere i campionamenti alle regioni più settentrionali del pianeta, ancora poco indagate da questo punto di vista. Si conosce ancora solo una piccola frazione della diversità della natura e della ricchezza di specie, soprattutto quando si tratta di funghi, che contano milioni di specie ancora sconosciute.
I risultati dello studio e il suo lascito per il futuro

I risultati della ricerca sono d’importanza non indifferente, se si pensa quanto ancora ne sappiamo poco sul regno dei funghi. Infatti, grazie a questo studio, non solo ci sono nuove conoscenze per quanto riguarda i fattori climatici ed evolutivi che influenzano la presenza e la variazione stagionale di funghi già noti, ma sono state acquisite informazioni su nuove specie. Stefano Ventura ha dichiarato:
Questa tecnica di campionamento ci ha permesso di arricchire l’attività di biomonitoraggio, anche nell’ottica di prevedere l’evoluzione della biodiversità nei prossimi anni: oggi è stata applicata ai funghi, ma potenzialmente si presta ad applicazioni ad altri gruppi di microrganismi, come batteri o cianobatteri, aprendo prospettive entusiasmanti per comprendere la loro distribuzione globale e prevedere quantitativamente le loro dinamiche di diversità, così come le possibili perdite di diversità.
Questo studio rappresenta, quindi, un modello per il futuro del monitoraggio della biodiversità e degli ecosistemi, consentendo l’acquisizione di informazioni preziose per la salvaguardia della natura. Insieme allo sviluppo di nuovi modelli statistici, metodi bioinformatici e di intelligenza artificiale, la mappatura della distribuzione dei gruppi di microrganismi consentirà di fare previsioni accurate sulla biodiversità e sui cambiamenti degli ecosistemi globali.