Direttiva Case Green: c’è l’accordo per ridurre l’emissioni dal 2030
Commissione, Parlamento europeo e Consiglio, hanno raggiunto un compromesso al ribasso sulla Direttiva Case Green. Approvazione definitiva a gennaio 2024.
Guarda il video

Dopo lunghi negoziati è arrivato finalmente l’accordo per la Direttiva Europea sulle Prestazioni Energetiche degli Edifici (EPBD). Scompaiono le misure più stringenti in favore di una linea più morbida. Nell’ultimo Trilogo, Commissione, Parlamento europeo e Consiglio, hanno deciso che entro il 2030 il settore edilizio dovrà ridurre le emissioni di gas serra e il consumo di energia, ed entro il 2050 bisognerà raggiungere la neutralità climatica.
Direttiva Case Green: c’è l’accordo per ridurre l’emissioni dal 2030

La nuova Direttiva Case Green prevede in sostanza che ogni Stato Membro sarà responsabile del proprio orticello e dovrà trovare il modo di tagliare del 16% il consumo medio di energia primaria degli edifici residenziali dentro il 2030 e del 20-22% entro il 2035. Per raggiungere questo obiettivo verrà comunque garantita una sufficiente flessibilità a seconda di ogni singola situazione.
Il 55% della riduzione energetica dovrà essere raggiunto ristrutturando gli edifici con le prestazioni peggiori. Per quanto riguarda invece gli immobili non residenziali è previsto un percorso graduale. Entro la fine del decennio in corso, il 16% degli edifici con prestazioni peggiori andrà ristrutturato mentre nei tre anni successivi la quota salirà al 26%.
Esentati dalla nuova normativa alcune particolari tipologie di immobili, come, per esempio, gli edifici storici, le case vacanze o gli edifici agricoli. Al fine di migliorare gli attestati di prestazione energetica (APE), l’intenzione è quella di introdurre dei parametri condivisi per tutto il territorio europeo.
Confermati gli incentivi per l’ammodernamento degli immobili con prestazioni peggiori nei quali risiedono cittadini economicamente più vulnerabili, i cosiddetti mutui green. Ogni Paese dovrà inoltre vigilare sulle misure di salvaguardia per i locatari, al fine di evitare sfratti nei confronti delle famiglie in difficoltà dopo la ristrutturazione e il conseguente aumento del prezzo degli affitti.
Rinviato al 2040 lo stop alle caldaie a gas

Slitta dal 2035 al 2040 l’addio agli impianti di riscaldamento alimentati a combustibili fossili nelle abitazioni. Infatti, all’interno dell’accordo, è stato previsto l’inserimento di una tabella di marcia nei Piani nazionali, con lo scopo di eliminare in maniera graduale le caldaie che sfruttano i combustibili fossili entro il 2040. Sarà possibile usufruire di agevolazioni finanziarie per gli impianti di riscaldamento ibridi.
Sarà obbligatoria l’installazione di sistemi di energia solare per i nuovi immobili, per gli edifici pubblici e per quelli già esistenti non residenziali, soggetti a lavori di ristrutturazioni che richiedono un permesso. Da sottolineare inoltre la conferma dell’inserimento negli edifici ristrutturati di punti di ricarica per i veicoli elettrici e di parcheggi per biciclette, con l’obiettivo di promuovere la mobilità sostenibile.
L’approvazione definitiva del testo da parte della commissione Itre è prevista per il 23 gennaio 2024.
Grande soddisfazione da parte del relatore dell’Europarlamento Ciaran Ciuffe, che ha commentato l’accordo con toni entusiastici, dichiarando:
Abbiamo raggiunto un risultato straordinario. Abbiamo creato un piano per la transizione verso un parco immobiliare a zero emissioni nette. Con questo piano, aggiungiamo un pilastro essenziale ai piani di decarbonizzazione dell’Ue e iniziamo il lungo viaggio verso la riduzione delle emissioni di Co2 dell’Europa del 36%.
Pareri discordanti in Italia, dove Tiziana Beghin, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo, ha polemizzato contro il governo Meloni, reo di non avere un piano adatto a favorire la transizione, affermando:
Mentre il governo Meloni tace perché non ha nessun modello di sviluppo da proporre, la premier francese Élisabeth Borne apre all’utilizzo dei fondi europei per la riconversione edilizia. Noi siamo ancora più ambiziosi. Serve una emissione di debito comune, un nuovo Recovery fund che finanzi un Superbonus europeo. Su questo lavoreremo nella prossima legislatura europea perché nessun proprietario di casa debba rimanere indietro.