Deficit immobiliare italiano: mancano 459.000 abitazioni
Il deficit immobiliare italiano è pari a circa 459.000 abitazioni. A dirlo sono i dati Istat che, per gli anni dal 2018 al 2022, hanno constatato un aumento delle famiglie che non è stato supportato dalle nuove costruzioni residenziali. Questo deficit è uno dei fattori più influenti sulla crisi abitativa italiana: ecco perchè e cosa si prevede per il futuro.

In Italia da diverso tempo si parla di crisi abitativa, e non lo si fa più unicamente in riferimento all’aumento dei prezzi degli immobili, sia in affitto che in vendita. Il fatto che il mattone costi sempre di più, infatti, non è una causa della crisi, ma più una conseguenza della crisi stessa, che a sua volta la peggiora. Alla base di tutto ci sarebbe, invece, la scarsità dello stock immobiliare, che non riesce a far fronte all’altissima domanda e che, di conseguenza, fa schizzare in alto i prezzi.
Stando ai dati Istat, negli anni che vanno dal 2018 al 2022, le famiglie italiane sono aumentate di 683.285 unità. A fronte di questo numero però, non c’è stata una risposta adeguata di concessioni edilizie, che invece hanno permesso la costruzione di sole 224.105 nuove abitazioni. Stando così le cose, il deficit immobiliare italiano ammonta, attualmente, a circa 459.000 abitazioni.
Deficit immobiliare italiano

A dare i numeri del deficit immobiliare italiano è l’Istat, che evidenzia come nel nostro Paese ci siano ben 459.000 abitazioni in meno di quante ce ne sarebbe bisogno. Questo numero è il risultato della differenza tra le nuove famiglie italiane (683.285) e le nuove abitazioni (224.105). Stando così le cose, le nuove abitazioni riescono a soddisfare solamente un terzo della domanda globale italiana. La situazione migliora se, a queste stime dell’Istat, si aggiungono anche le costruzioni abusive (in cui comunque vivono molti italiani) e le non risposte delle piccole amministrazioni locali.
A considerare queste assenze, in un calcolo diverso da quello dell’Istat, è il Cresme, che individua numeri differenti:
- 367.000 nuove abitazioni invece che 224.105;
- 316.000 unità in meno del necessario, invece che 459.000;
- risposta al fabbisogno immobiliare pari al 53,8% invece che al 33,8% dell’Istat.
Bene, ma non benissimo.
Stock immobiliare insufficiente

Infatti, nonostante i numeri del Cresme siano più positivi rispetto a quelli dell’Istat, la situazione non è comunque delle più rosee. Come ricorda anche Lorenzo Bellicini, Direttore Tecnico di Cresme Richerche:
“il grande dibattito, oggi, è quello sulle case non occupate. Oggi la questione abitativa è tornata all’attenzione anche perchè i prezzi delle locazioni sono cresciuti moltissimo, quindi le fasce di domanda in alcune aree più dense non riescono a risolvere il problema abitativo. Mentre la domanda della fascia più debole, che fatica a entrare nel mercato, avrebbe bisogno di nuova edilizia popolare agevolata. Nel frattempo, la fascia intermedia avrebbe bisogno di forme di housing sociale, ma gli aumenti dei costi di costruzione e i livelli di redditi che abbiamo rendono la questione e la risoluzione del problema ancor più complessa che in passato”.
Serve, in buona sostanza, che la casa sia riportata al centro del dibattito sociale e politico italiano, e che vengano fatti interventi dall’alto, per favorire non solo le nuove costruzioni, ma anche l’accesso ai mutui e alle case che sono già disponibili ma non si sfruttano. Una politica abitativa nuova, che risponda alle necessità attuali, è quello di cui l’Italia ha davvero bisogno!