Dal turismo di lusso alla tutela ambientale: la svolta che divide la Giamaica
La Giamaica si ribella e chiede di fermare privatizzazioni e costruzioni di resort di lusso per avere spiagge libere per i residenti e una maggiore tutela ambientale. La lotta, sulle note di Bob Marley, interviene con 5 diverse cause per riportare la sostenibilità nel Paese.

La ribellione dei giamaicani nei confronti delle privatizzazioni e delle nuove costruzioni di resort di lusso dedicati ai turisti stranieri si muove al ritmo della musica di Bob Marley, e chiede indietro spazi, tutele e vivibilità. Ad oggi, infatti, solo l’1% delle spiagge dell’isola è accessibile ai residenti, e i residenti non ne possono più. Di recente, la frustrazione della gente del posto si è trasformata in insurrezioni popolari e cause in tribunale che hanno come scopo la protezione ambientale e il recupero delle spiagge per i residenti.
A guidare la rivolta sono diversi gruppi di attivisti, capitanati dal Jamaica Beach Birthright Environmental Movement (Jabbem), nato proprio in seguito all’erezione di un muro divisorio che impedisce agli abitanti del luogo l’accesso alla spiaggia di Mammee Bay Beach. Ecco cosa sta succedendo, e cosa chiedono i residenti e gli attivisti.
La Giamaica si ribella

I mesi di giugno e luglio sono caldissimi per il tema ambientale in Giamaica, e sono puntellati da 5 cause legali contro la privatizzazione delle spiagge di:
- Mammee Bay,
- Little Dunn’s River,
- Blue Lagoon,
- Bob Marley Beach,
- Flankers-Providence Beach.
Devon Taylor, guida del Jabbem, spiega che il problema va molto oltre la possibilità di fare il bagno:
Il mare è l’unica fonte di cibo selvatico in Giamaica. E quando ci isolano dal mare negandoci l’accesso, di fatto ci condannano alla fame.
Le ripercussioni, inoltre, riguardano anche le attività commerciali e artigianali, motivo per cui gli attivisti chiedono al governo di modificare il Beach Control Act del 1956, che conferiva allo Stato la proprietà del litorale e dei fondali dando al solo governo la possibilità di concedere autorizzazioni. Che il turismo generi entrate necessarie alle casse dello Stato è fuor di dubbio, ma i residenti beneficiano ben poco di questi proventi, e anzi, solo il 40% dei quasi 4,3 miliardi di dollari di entrate turistiche del Paese rimane in Giamaica: il resto va agli investitori stranieri. Il Jabbem, inoltre, sostiene che attualmente le spiagge libere e completamente accessibili per i residenti locali sono lo 0,06% su oltre 1.000 km di costa.
Sostenibilità e tutela

Il nodo cruciale è che privando i giamaicani delle tradizionali pratiche di pesca e dei mezzi di sussistenza, si mina la sopravvivenza stessa della comunità, che rischia di scomparire nel giro di una o due generazioni. A questo rischio già di per sé enorme, si aggiunge poi quello ambientale, provocato dalla cementificazione senza sosta e senza rispetto degli ecosistemi e della loro biodiversità. Per questo, le 5 cause contro l’impatto del cemento sul Paese stanno riscuotendo un successo enorme tra i residenti, che avanzano nella loro protesta al ritmo di Bob Marley, ispirandosi al testo di una delle sue più belle canzoni:
Get up, stand up, stand up for your right.
Quello della cementificazione, sia turistica che urbanistica, non è un problema unicamente giamaicano, che sta lentamente riducendo la costa e le spiagge, provocando danni alla biodiversità marina e costiera. Questo fenomeno si aggiunge poi al riscaldamento globale, che mette ancora più in pericolo sia gli ambienti naturali che le specie che li abitano. Urge un’inversione di rotta, e urge immediatamente.