Come far fronte all’emergenza abitativa? Ci pensa ReHome
Dallo studio architettonico Cutwork arriva ReHome, la soluzione a basso costo per le emergenze abitative e non solo.

Possiamo costruire soluzioni che rimangano oltre le condizioni d’emergenza e continuino ad essere utili in tempi di pace?
Questa è la domanda che si è posto il team di Cutwork, immaginando degli spazi abitativi d’emergenza a basso costo che possano essere usati anche quando l’emergenza è passata. Da questa domanda è nato il progetto di ReHome.
ReHome è una soluzione abitativa pensata per essere usata non solo in situazioni di conflitto o post sisma. Queste abitazioni modulari si pongono anche come risoluzione alla crisi abitativa globale. Cutwork sostiene come ReHome sia un sistema più semplice, più veloce e più conveniente rispetto ai tradizionali metodi di costruzione.
Antonin Yuji Maeno, cofondatore e architetto capo di Cutwork, dichiara:
Per quanto riguarda le dimensioni della sfida futura, possiamo vedere come la prefabbricazione riduca drasticamente i costi per la creazione di abitazioni modulari a prezzi accessibili con economie di scala.
ReHome: l’abitazione modulare

Il team di Cutwork ha sviluppato un sistema che si compone di moduli da 27 mq. Questi moduli, pensati come dei mattoncini Lego, possono essere impilati uno sull’altro in modo da creare edifici fino a 6 piani.
L’unità standard è in grado di ospitare dalle 2 alle 4 persone in condizioni normali, arrivando fino a 6 persone in caso di emergenza. Possono essere scelte diverse configurazioni e tipologie di stanze in modo tale da non sacrificare la privacy degli inquilini, adattando ReHome alle esigenze di tutti.
La metratura disponibile può essere aumentata con la rimozione dei muri non portanti e combinando più unità abitative, rendendo il fabbricato flessibile alle necessità dei fruitori.
L’abitazione viene prodotta fuori sede e poi trasportata sul luogo dell’emergenza abitativa, rendendo possibile un pronto utilizzo a chi ne ha bisogno. Cutwork sta già testando il progetto in Ucraina, grazie alla collaborazione con la Deutsche Gesellschaft für Internationale Zusammenarbeit, una società tedesca per la cooperazione internazionale.
Il sistema elettrico rinnovabile di ReHome

Il sistema elettrico di ReHome è alimentato da pannelli fotovoltaici installati sul tetto, in grado di coprire il fabbisogno energetico dell’unità abitativa.
Oltre ai pannelli solari, ReHome è fornita di un sistema di accumulo opzionale per accumulare l’energia in eccesso. Inoltre, è presente una pompa di calore connessa con pannelli radianti a pavimento, in modo tale da ridurre i costi di climatizzazione.
Come se non bastasse, le facciate delle unità abitative possono essere personalizzate in fase progettuale. Si può, infatti, optare per diverse soluzioni, come una facciata con l’integrazione di verde pensile oppure legno a vista.
Attualmente, il progetto per l’Ucraina è fermo. Tuttavia, per il team di Cutwork, c’è la speranza che ReHome possa diventare una soluzione adatta, non soltanto in momenti di guerra o di catastrofi naturali. C’è l’aspettativa che questo progetto possa anche diventare una valida alternativa per la mancanza di abitazioni a basso costo nelle grandi città e far fronte alla crisi abitativa globale.