Certificati blu: la proposta per l’efficientamento idrico
Il MASE sta studiando i Certificati Blu, un nuovo meccanismo di incentivazione del risparmio idrico a supporto degli interventi di efficientamento idrico. Ispirati ai Certificati Bianchi, i Certificati Blu presentano numerose sfide da vincere, ma è necessario intervenire sulle infrastrutture idriche moderne per dare una risposta alla crisi in corso.

L’Italia e una buona parte dell’Europa stanno iniziando a fare i conti, da qualche anno a questa parte, con una crisi idrica via via sempre più intensa e preoccupante. Lo Stivale soffre la mancanza di un’infrastruttura idrica nazionale che sia efficiente, e per risolvere il problema il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) sta pensando di sviluppare un sistema simile a quello dei Certificati Bianchi, che però sia volto all’efficientamento idrico.
Si tratta dei Certificati Blu, e il Governo li sta attualmente valutando. Le sfide da superare sono moltissime, ma un rinnovamento della rete idrica nazionale potrebbe portare a ridurre considerevolmente le perdite di risorse idriche e, di conseguenza, a soffrire meno i periodi di scarsità d’acqua. Le zone colpite da siccità potrebbero, grazie ad un miglioramento delle infrastrutture idriche, far fronte alle difficoltà e non trovarsi isolate. Ecco la proposta del MASE.
Certificati Blu

Il modello dei Certificati Bianchi è volto ad implementare l’efficientamento energetico. Allo stesso modo, un nuovo modello di Certificati Blu sarebbe destinato all’efficientamento idrico. Questo è quello che il Governo sta valutando in questi giorni. A dirlo è Claudio Barbaro, sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. L’obiettivo è quello di promuovere interventi di efficientamento idrico da parte dei distributori e delle imprese che consumano grandi quantità di acqua, per incentivare il risparmio idrico.
Il problema dell’Italia da questo punto di vista è la mancanza di un’infrastruttura idrica moderna, che sia efficiente non solo a livello locale, ma anche nazionale. L’on. Enrica Mazzetti (FI), che ha portato la questione all’attenzione del Governo, sottolinea che oggi si fa estrema fatica a trovare risorse da destinare all’ammodernamento della rete idrica, e questo comporta forti squilibri rispetto ad altri Paesi Europei. Basti pensare che, a fronte dei 5.000 km di rete idrica rinnovata ogni anno in Germania e Francia, l’Italia riesce a rinnovarne solo tra i 1.500 e i 3.000.
Efficientamento idrico

A questo proposito, è emblematica anche la statistica che l’Onu ha pubblicato in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, dove si legge che a causa di questa rete idrica obsoleta, ogni giorno in Italia si perdono 157 litri di acqua per ogni abitante. Un maggior efficientamento idrico è quindi più che necessario. Le sfide da superare però, sono numerose:
- la strutturazione del sistema tariffario e il costo unitario dell’acqua;
- le difficoltà tecniche e logistiche di trasferimento della risorsa;
- l’incidenza delle differenze geografiche e climatiche;
- la complessità della gestione dei dati sulle acque e il monitoraggio dei risparmi idrici.
Con un modello di questo tipo, le Water Saving Services Companies (WSSCo) andrebbero a svolgere un ruolo simile a quello delle Energy Service Companies (ESCo): indirizzare le risorse verso i migliori interventi realizzabili dal punto di vista tecnico, commerciale e finanziario. I Certificati Blu, stando così le cose, sono ancora lontani all’orizzonte, e la fase di valutazione sembra ancora parecchio lunga. Come sottolinea anche Barbaro:
Nel concordare sull’opportunità e sui benefici del risparmio idrico e sull’eventualità dell’implementazione di una fase sperimentale su scala ridotta, si ritiene fondamentale un approfondimento dell’argomento, al fine di valutarne l’attuazione a livello nazionale e nei vari settori, soprattutto in quello agricolo e quello industriale.