Il cambiamento climatico manda in crisi la produzione di riso
Il cambiamento climatico manda in crisi la produzione di riso. Lo afferma una stima Coldiretti che prevede percentuali in diminuzione per quanto riguarda il raccolto.

Il riso continua ad essere un alimento amato dagli italiani. E’ stimato infatti che il 60% dei cittadini lo consuma almeno una volta a settimana. Questa popolarità è dovuta soprattutto alla sua versatilità e alle sue numerose possibilità di impiego in diverse ricette. Il nostro Paese risulta inoltre essere il maggiore produttore di riso in Europa. Attenzione però: il cambiamento climatico rischia di mettere in crisi il settore.
Il cambiamento climatico manda in crisi la produzione di riso

Tempi duri si prospettano per i fedelissimi consumatori di riso. La raccolta di quest’anno è infatti iniziata tra tanti dubbi e timori che ne mettono in difficoltà una piena e soddisfacente riuscita. La causa di tutto ciò è da ricercare negli eventi climatici anomali. Secondo una stima realizzata da Coldiretti, la più grande e rinomata organizzazione degli agricoltori italiani, “il moltiplicarsi di bombe d’acqua, vento e grandine alternate a sbalzi termici traumatici” peserà inevitabilmente sul raccolto. Si prevede addirittura un calo del 15% complessivo.
Una cattiva notizia per le tavole degli italiani e non solo. Dal punto di vista economico e sociale potrebbero essere ingenti i danni che andrebbero a colpire gli imprenditori e i dipendenti che lavorano nella filiera. Il nostro Paese, nel corso degli anni, si è imposto come il maggiore produttore di riso su tutto il territorio europeo.
Al momento in Italia si contano 200 varietà di riso iscritte al registro nazionale. La superficie di coltivazione è pari a ben 211mila ettari. Dal punto di vista geografico i maggiori produttori sono al Nord, in particolare nelle zone di Vercelli e Novara (100mila ettari) e nelle aree del pavese (83mila ettari). Confrontando questi numeri con quelli del 2022 si scopre che la superficie coltivata è diminuita di 7500 ettari, toccando il minimo storico degli ultimi trent’anni.
Le importazioni causano danni al settore

Oltre al cambiamento climatico, un altro fattore di rischio per il riso italiano è rappresentato dalle importazioni del prodotto dall’estero. Negli ultimi dodici mesi, infatti, il costo per i consumatori è aumentato del 24%.
Le importazioni a dazio zero dai paesi del Sud-Est asiatico che non rispettano i nostri stessi limiti all’uso degli agrofarmaci, né le stesse regole sociali, ambientali e sanitarie, ha denunciato sempre Coldiretti.
In particolare è aumentata del 155% la percentuale di importazione dall’India, che tradotto in numeri significa che più di un pacco di su quattro arriva dall’estero. Un quadro che desta preoccupazione per il futuro e sul quale bisogna trovare delle soluzioni tempestive che aiutino a salvaguardare una delle più importanti eccellenze italiane. La strada da percorrere per invertire di nuovo il trend è stata indicata da Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, il quale ha dichiarato:
Per sostenere la produzione nazionale , bisogna lavorare sugli accordi di filiera che sono uno strumento indispensabile per la valorizzazione delle produzioni nazionali e per un’equa distribuzione del valore lungo tutta la catena, dalla produzione al consumo.