Cambiamenti climatici: quanto ci costeranno davvero?
L’ecologia sta valutando anche le ripercussioni economiche che i cambiamenti climatici hanno su di noi. Si ipotizza che l’aumento di 4 C° porterebbe un impoverimento del 40% nelle tasche di un cittadino medio. Un impatto che graverà sui sistemi economici come sulle risorse disponibili in modo più forte di quanto stimato.

La transizione ecologica ha messo le prime radici, eppure le problematiche e le paure correlate alle ripercussioni che ha e sta avendo sui sistemi economici come il comparto industriale automobilistico ed il settore energetico ad esempio, ha gettato sconforti che nella peggiore delle pieghe ha dato luogo a tantissime correnti negazioniste sul climatic change.
Ciononostante a pagare questo scotto correlato ai cambiamenti climatici non sono solo gli ecosistemi e noi, insieme ai suoi abitanti. A gravare sulla bilancia degli effetti del riscaldamento globale è anche il sistema di produzione economica e gli annessi modelli. Una crisi che dal clima infatti si estende e tocca quei modelli economici che apparivano in modo univoco essere minacciati.
A pesare sul fronte delle perdite come per le stesse risorse disponibili è proprio il PIL Pro Capite. Fino ad oggi la relazione tra gli impatti climatici e i sistemi economico-finanziari non era ancora stata messa a fuoco. Pertanto è ben chiaro invece quanto analizzato nell’ultimo studio della rivista scientifica Environmental Research Letters, in cui si stima che un aumento delle temperature di 4C° porterebbe una riduzione del Pil Pro Capite mondiale del 16 %.
Ecologia: nuovo studio

I ricercatori partono da un dato di fatto, ovvero che al termine delle ripercussioni climatiche le temperature dovrebbero raggiungere un livello d’innalzamento di 4 C° rispetto ai livelli preindustriali. Le alte temperature, come riferisce il coordinatore dell’équipe Timothy Neal, cambieranno in modo definitivo i modelli preesistenti economici, intaccando le grandi forniture della grande distribuzione organizzata. Tale collasso sarà implicato agli effetti collaterali dei climatici ambientali come inondazioni e siccità che inficeranno largamente la stabilità a lungo raggio.
In particolare emerge come numerose politiche ecologiche abbiano sottostimato le conseguenze catartiche delle ripercussioni climatiche, stimando perdite solo dell’11 %, ovvero correlate ad un innalzamento delle temperature globali di 2° C.
Si comprende come un raddoppiamento di tale cifra sul piano climatico, creerà disastri sulle tasche dei consumatori medi. In pratica proprio le fasce più povere come le stesse aree del pianeta dove il pauperismo è una realtà come il Corno d’Africa e Sud Est asiatico, sarebbero letteralmente travolte.
Problema ecologico e sociale

Si evince come il warming global colpisce tutto il Mondo ormai interconnesso e globalizzato a partire dal commercio e dalla finanzia, pertanto le ripercussioni climatiche e i danni al comparto agroalimentare per esempio non farà distinzione tra il grano in Cina o quello dell’ Est Europa, facendo sentire il peso delle sue conseguenze altrove.
Lo studio punta a mostrare come i cambiamenti climatici da questione ecologica abbia un forte afflato sociale. I modelli economici ci hanno portato a depotenziare gli effetti reali.
Già la FAO poneva la correlazione tra cambiamenti climatici e i rischi di sussistenza alimentare e di sviluppo delle aree largamente colpite dai disastri ambientali come la desertificazione e riduzione della fertilità del suolo agricolo e la perdita di risorse idriche, arrecando fenomeni come emigrazione di massa e riduzione della speranza di vita.