Biodiversità, la classifica delle città italiane più naturali
L’Italia è famosa, tra le altre cose, anche per la sua biodiversità. Ma quali sono le città italiane più naturali? La classifica secondo 3Bee.

In occasione della Giornata Mondiale dell’Habitat, che ricade il 7 ottobre, l’azienda 3Bee pubblica la classifica delle biodiversità delle città italiane, realizzata dopo aver analizzato le mappe satellitari dell’Esa (agenzia spaziale europea).
La biodiversità è una barriera protettiva dei centri urbani
In ogni città la biodiversità è fondamentale per garantirne il benessere. Non si tratta solo di proteggere le specie animali e vegetali, ma anche di mantenere in forze gli ecosistemi in modo che possano migliorare la qualità dell’aria, regolare il clima e offrire spazi verdi per far vivere al meglio i cittadini. E non solo, perché le città che abbracciano la biodiversità sono più resistenti anche al cambiamento climatico.
Ma qual è la situazione in Italia? A fornire una classifica completa è 3Bee, guidata da Niccolò Calandri, che spiega:
Un territorio o una città ricca di biodiversità è capace di affrontare le nuove sfide del cambiamento climatico, come inondazioni, nuove specie invasive e temporali. La biodiversità crea una barriera naturale che aiuta a mitigare gli effetti di questi fenomeni.
Primo posto per Isernia, Vercelli ultima in classifica
La classifica dei capoluoghi di provincia più naturali in Italia è capeggiata da Isernia, Belluno e Savona, tutte città amiche della biodiversità che offrono ampi spazi verdi e un’ottima copertura vegetale.
Al podio seguono, in ordine, L’Aquila e Ascoli Piceno, che beneficiano della vicinanza con parchi naturali come il Parco Nazionale del Gran Sasso e il Parco Nazionale dei Monti Sibillini.
Gli ultimi posti della classifica, invece, sono occupati da Alessandria, Rovigo, Foggia, Novara e Vercelli, che scontano l’impatto dell’agricoltura intensiva sul territorio.
Anche altre grandi città italiane, come Roma, Milano, Torino, Napoli e Catania si trovano in basso alla classifica, con punteggi relativamente bassi. La colpa è da imputare a diversi fattori, compresi l’urbanizzazione estrema, la frammentazione degli spazi verdi e la mancanza di connessioni ecologiche.
Tuttavia, con i dovuti interventi, sarebbe possibile migliorare la situazione, rendendo queste città più naturali e, quindi, più propense alla biodiversità, così come sottolineato da Calandri:
Milano, per esempio, ha un MSA molto basso (0.43). Questo significa che la città ha poca resilienza climatica, e l’elevata cementificazione aumenta il rischio di danni da eventi come alluvioni o ondate di calore. Serve un piano regolatore che integri la biodiversità nella pianificazione urbana.

Come intervenire per un futuro più naturale
Nonostante le difficoltà, è possibile usufruire di un gran numero di opportunità per migliorare la biodiversità delle grandi città. Può essere utile, per esempio,
- piantumare gli alberi,
- creare corridoi ecologici e
- potenziare le aree verdi, un po’ come accaduto in provincia di Parma con Bosco Smeg.
Le soluzioni esistono, basterebbe semplicemente prenderne atto e metterle in pratica, assicurando un futuro più green alle generazioni future.