Au revoir El Niño: ci sarà un nuovo fenomeno ad influenzare il clima

Autore:
Roberta Ciervo
  • Laurea in Lingue e Culture Straniere
Tempo di lettura: 3 minuti

El Niño sembra essere passato, ma, secondo gli esperti, ci sono alte probabilità dell’arrivo del fenomeno opposto: La Niña.

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A partire dallo scorso anno, le temperature si sono alzate esponenzialmente. Ogni mese veniva registrato un nuovo record. Ma sembra che l’aria si stia raffreddando nelle ultime settimane. Questo è dovuto principalmente all’indebolimento del fenomeno ENSO, anche detto El Niño.

Secondo le previsioni del World Meteorological Organization (WMO), c’è il 50% di possibilità dell’arrivo del fenomeno opposto: La Niña. La transizione da un evento all’altro è prevista tra i mesi estivi, quindi da giugno e agosto 2024.

Inoltre, le percentuali di probabilità del verificarsi di questo fenomeno aumentano per i mesi successivi: 60% tra luglio e settembre e 70% tra agosto e novembre. Per quanto riguarda, invece le previsioni di un ritorno di El Niño, la probabilità è scarsa.

La Niña: di cosa si tratta?

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Così come El Niño, La Niña è un fenomeno che avviene nelle acque dell’Oceano Pacifico equatoriale centrale e orientale e influenza il clima globale. Nello specifico, si tratta del raffreddamento delle temperature della superficie oceanica, che provoca l’intensificazione della normale circolazione oceanica (in cui l’acqua calda di superficie è trasportata da est verso ovest). Ciò influisce sulla circolazione atmosferica tropicale, ovvero venti, pressione e precipitazioni.

Gli effetti variano a seconda dell’intensità, della durata, del periodo dell’anno in cui si sviluppa e dell’interazione con altre variabili climatiche. Soprattutto ai tropici, La Niña tende a produrre impatti climatici opposti a El Niño.

In particolar modo, il fenomeno influenza le precipitazioni, che saranno più elevate nel Pacifico occidentale e più basse nella parte orientale. Inoltre, la circolazione atmosferica tende a diminuire, facendo aumentare la pressione superficiale in corrispondenza di Tahiti e abbassandola vicino all’Australia.

Di base, durante La Niña si crea una zona di clima caldo e siccitoso negli Stati Uniti meridionali, mentre più a nord c’è una fascia a clima più fresco e piovoso. Lo stesso avviene in America Latina, Asia (dove si rafforzano i monsoni in India e Bangladesh), in Australia e Africa.

Come influisce il cambiamento climatico sugli effetti provocati da La Niña?

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Gli eventi climatici provocati dalle oscillazioni oceaniche durante questi fenomeni sono naturali. Almeno in questo caso, non si può parlare di colpevolezza delle azioni antropiche. Però bisogna ricordarsi in che contesto avvengono.

Questi fenomeni naturali non agiscono in modo isolato, bensì vengono rafforzati dal cambiamento climatico che sta aggravando le condizioni meteorologiche e climatiche estreme. Ko Barrett, vicesegretario generale del WMO, dice a tal proposito:

Ogni mese da giugno 2023 ha stabilito un nuovo record di temperatura – e il 2023 è stato di gran lunga l’anno più caldo mai registrato. La fine di El Niño non significa una pausa, nel cambiamento climatico a lungo termine, poiché il nostro pianeta continuerà a scaldarsi a causa dei gas serra che intrappolano calore. Le temperature di superficie del mare eccezionalmente elevate continueranno a svolgere un ruolo importante nei prossimi mesi.

Barrett avverte inoltre come il meteo diventerà sempre più estremo. Questo a causa del calore e dell’umidità in eccesso presenti nell’atmosfera.