Artico: entro il 2100 la pioggia sostituirà la neve
Uno studio rivela che l’Artico rischia di non vedere più la neve. Solo pioggia e rischi per il Pianeta.

Un recente studio afferma che, il riscaldamento globale sta impattando sull’Artico al punto tale che, la regione, potrebbe vedere solo pioggia e dimenticare la neve, causando danni irreversibili a livello globale.
Lo studio
Arriva dal Canada, dall’Università di Manitoba, lo studio condotto dal team guidato dalla ricercatrice Michelle McCrystall e sostiene che le precipitazioni che interessano l’Artico, entro il 2100, aumenteranno tra il 30 e il 60%, convertendosi prevalentemente in piogge.
Apparso sulla rivista Nature Communications rivela che, alla base di questo incredibile cambiamento, c’è il riscaldamento globale e che le conseguenze potrebbero essere davvero devastanti, per l’ecosistema artico e per il clima della Terra in generale.
Quali sono le cause?

Il riscaldamento globale sta provocando due eventi distinti, ovvero l’evaporazione dell’acqua marina non coperta da ghiaccio e la sublimazione del ghiaccio stesso.
Per sublimazione si intende quel processo che vede il ghiaccio secco scambiare calore con l’ambiente, passando direttamente alla forma gassosa, saltando lo step che prevede quella liquida.
Cosa accade se piove sull’Artico?
La sommità della calotta glaciale, la Groenlandia, è caratterizzata da un picco di 3127 m, un’altitudine caratterizzata da ghiaccio che ricopre l’intera superficie. Un luogo che non conosce piogge, o almeno non dovrebbe.
Questa zona è stata però recentemente colpita da eventi piovosi, un fatto unico ma assai preoccupante.
L’impatto potrebbe infatti avere, come anticipato, conseguenze a livello planetario.
Gli effetti dell’impatto potrebbero coinvolgere:
- il livello globale del mare
- la calotta glaciale
- l’estensione e lo spessore del ghiaccio marino artico
- il permafrost
oltre a influire significativamente su flora e fauna, sulla portata dei corsi d’acqua e sui sistemi sociali in genere.
Contenere l’aumento delle temperature
Il modo per arginare e arrestare questo pericoloso fenomeno è lo stesso che bisogna attuare ogni volta che si discute di un danno causato dai cambiamenti climatici e dal riscaldamento globale: limitare l’aumento delle temperature
Restare sotto a 1.5° C rispetto all’epoca preindustriale è la risposta.
Gli accordi della COP26 di Glasgow non potrebbero essere sufficienti per contenere il surriscaldamento entro la soglia decisa.
È dimostrato infatti che, seguendo queste politiche, la temperatura potrebbe arrivare a 2,4 gradi entro la fine del secolo, con conseguenze disastrose per l’Artico e per l’intero pianeta.
Effetto albedo
Il Polo nord si sta riscaldando due volte più velocemente del resto del pianeta.
Secondo un rapporto di Greenpeace, il riscaldamento globale ha effetti maggiori proprio sulla regione Artica che si scatenano, come un boomerang, sul globo intero.
Uno dei principali effetti è noto come albedo: più ghiaccio si scioglie, più la capacità della superficie di riflettere le radiazioni solari diminuisce.
Ciò significa che l’ambiente assorbe un crescente volume di energia, contribuendo a ulteriori cambiamenti climatici.
Conclusioni
La situazione nell’Artico potrebbe essere drammatica, basti pensare al ghiaccio marino antartico e alla sua estensione massima, che oggi è ai minimi storici.
È fondamentale implementare soluzioni e politiche severe, che contengano l’aumento delle temperature.
In questo modo sì: è possibile prevenire ulteriori danni, sull’intero Pianeta.
Una collaborazione a livello internazionale e l’impegno costante verso obiettivi ambiziosi e condivisi sono importanti per mitigare gli effetti del riscaldamento globale.
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