Anche bovini e suini inquinano: stop agli allevamenti intensivi
Bovini, ovini e suini inquinano, lo dice la scienza. Producono infatti una grande quantità di metano.

È ormai chiaro ed evidente come l’uomo, attraverso una moltitudine di attività, sia responsabile di pericolose e impattanti emissioni di gas serra. Questo tipo di attività include anche il settore agricolo e, più precisamente, gli allevamenti di bestiame.
Attraverso questo approfondimento vogliamo capire se, davvero, mucche e maiali contribuiscano al riscaldamento terrestre.
Un impatto potente, ma temporaneo
Gli scienziati dell’Onu affermano che il metano è molto potente: secondo solo all’anidride carbonica, ha infatti un impatto 85 volte superiore, riscaldando molto più velocemente.
Tuttavia a differenza della CO2, che resta nell’atmosfera per migliaia di anni, esso scompare in un lasso di tempo variabile tra 10 e 15 anni.
Ciò significa che implementando misure efficaci potremmo abbattere le relative emissioni ottenendo risultati positivi sull’ambiente.
Mucche, maiali e bestiame in generale inquinano

Ultimissimi dati a livello globale mostrano che gli allevamenti contribuiscono alle emissioni per circa il 32%, percentuale che, solo in Italia, raggiunge il 42%.
Ciò dipende dalla fermentazione enterica, ovvero il processo di digestione degli animali che avviene nello stomaco di alcuni erbivori, come per esempio le mucche, e che vede particolari microbi decomporre il cibo e produrre metano come sottoprodotto, rilasciato poi nell’atmosfera attraverso l’eruttazione.
Come inquina la fermentazione enterica
Ecco alcuni punti chiave che spiegano perché questo processo naturale inquina:
- come anticipato, durante la digestione, i microbi nello stomaco del bestiame decompongono il cibo, rilasciando metano;
- l’allevamento intensivo moltiplica le emissioni e, di conseguenza, il loro impatto sull’ambiente;
- una cattiva gestione del letame prodotto può rilasciare ulteriori gas serra, come l’ossido nitroso (anch’esso implicato nel riscaldamento terrestre, e responsabile dei cambiamenti climatici e di squilibri ambientali).
La gestione delle deiezioni del bestiame
Abbiamo citato la gestione delle deiezioni, poiché esse contribuiscono alle emissioni per il 21,5%.
Possono infatti inquinare rilasciando ulteriori quantità di metano nell’atmosfera oppure attraverso nutrienti come azoto e fosforo che si infiltrano nei corsi d’acqua compromettendone la qualità e provocando l’eutrofizzazione, ovvero la riduzione dell’ossigeno disponibile.
Ma il letame può influenzare l’ambiente anche in altri modi:
- rilasciando ammoniaca nell’aria, responsabile della formazione di piogge acide che possono danneggiare acque dolci e foreste;
- impattando sul suolo e portando ad un accumulo di sali e metalli pesanti, compromettendo la fertilità del terreno;
- contaminando le acque sotterranee e le risorse idriche utilizzate per il consumo umano attraverso particolari agenti patogeni.
A tal proposito i bovini sono la principale sorgente di emissioni di metano legate alla gestione delle deiezioni, rappresentando quasi il 50% delle emissioni, seguiti dai suini con una percentuali di circa il 40% (dati ANSA 2020).
Occorrono pratiche e misure sostenibili
Secondo gli scenari analizzati dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), le emissioni globali di metano devono necessariamente essere ridotte tra il 40 e il 45% entro il 2030, allo scopo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi centigradi, in questo secolo.
Il settore agricolo si è già mosso verso produzioni più etiche e sostenibili, ma è essenziale che anche l’allevamento intensivo adotti pratiche più rispettose dell’ambiente per ridurre le emissioni di gas serra e salvaguardare il nostro Pianeta.