Alpi australiane senza neve: un nuovo studio lancia l’allarme
La più grande catena montuosa dell’Australia potrebbe presto non avere più neve: un nuovo studio lancia l’allarme, parlando di un veloce calo delle nevicate.

Le nevicate nel Victoria e nel Nuovo Galles del Sud diminuiranno più velocemente di quanto previsto: a dirlo lo studio intitolato Global reduction of snow cover in ski areas under climate change effettuato dai ricercatori dell’Università tedesca di Bayreuth.
Gli studiosi hanno messo in atto ricerche focalizzandosi sull’andamento del riscaldamento globale, prendendo in esame alcune delle principali regioni sciistiche montane.
Per ognuna delle località prese in esame (le Alpi europee, le Ande, i Monti Appalachi , le Alpi australiane, le Alpi giapponesi, le Alpi meridionali e le Montagne Rocciose) sono state ipotizzate le possibili conseguenze date da 3 principali scenari possibili del cambiamento climatico.
Nello specifico i 3 scenari possibili sono dati da:
- emissioni “basse”;
- emissioni “alte”;
- emissioni “molto elevate”.
I risultati del nuovo studio tedesco lanciano l’allarme sulla situazione australiana, dove le Alpi potrebbero perdere ben il 78 % della copertura nevosa entro la fine del secolo, un calo molto più rapido rispetto alle altre aree alpine prese in esame.
Non solo le Alpi australiane “in crisi”

Da quanto emerge dalla ricerca sopracitata, entro la fine del secolo le Alpi australiane saranno vittime di quella che è stata definita come la maggiore perdita di neve al mondo.
I ricercatori hanno dimostrato come l’attuale riscaldamento globale porterà la copertura nevosa delle Alpi australiane a diminuire ben del 78 %, entro la fine del secolo corrente.
I ricercatori dell’Università tedesca di Bayreuth hanno lanciato l’allarme su una delle località che, più di ogni altra, subirà le conseguenze del riscaldamento globale, ma gli altri effetti – sempre più rapidi – della crisi climatica non si “fermano” all’Australia.
Stando a quanto riportato dagli studiosi infatti, si prevede che ben il 13% delle aree sciistiche di tutto il mondo potrebbero perdere la propria copertura nevosa:
Entro questo secolo, i cambiamenti climatici in corso porteranno a livello globale a una sostanziale riduzione dei giorni annuali di copertura nevosa nelle attuali aree sciistiche in tutti gli scenari di emissioni.
Mette in chiaro lo studio.
Uomo, natura: un legame che non può essere ignorato

Ancora una volta, è la scienza a far luce sull’attuale situazione che il Pianeta sta vivendo, mettendo in guardia sul prossimo futuro così da prevenire, piuttosto che curare.
Se innanzitutto è importante conoscere e agire per limare le conseguenze del cambiamento climatico così da salvaguardare ecosistemi e biodiversità, è altrettanto fondamentale considerare come la crisi climatica possa condizionare la vita socioeconomica, comunque strettamente legata ai processi naturali:
Lo sci e la sua valenza turistica sono di grande importanza per le economie locali. Inoltre, la biodiversità nelle zone montuose è già pesantemente colpita dal riscaldamento globale ed è probabile che subisca ulteriori pressioni a causa dell’espansione delle aree sciistiche e della concentrazione degli sciatori verso quote più elevate. Poiché l’area si sta compattando verso le quote più elevate, è probabile che i conflitti tra lo sci e la biodiversità alpina aumentino con la riduzione delle aree sciabili verso le quote più elevate. Nonostante questo potenziale onnipresente di conflitti spaziali tra la conservazione della natura e lo sci alpino, mancano valutazioni globali delle condizioni del manto nevoso nelle aree sciistiche sotto il cambiamento climatico.
Denunciano i ricercatori, aggiungendosi ai diversi studiosi che da tempo e sempre più attivamente fanno notare quanto essenziale sia, per le società, trovare un modo pacifico per vivere nel mondo che ci ospita.