Allevamenti animali da pelliccia, veicoli di nuove pandemie

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 3 minuti

Dopo la pandemia da Covid19, scatta un nuovo allarme: gli allevamenti di animali da pelliccia come volpi, procioni e visoni potrebbero rivelarsi veicoli ideali per virus e nuove pandemie.

Volpi
Photo by imranhussain1343431 – Pixabay

Se il Covid19 ha trovato terreno fertile tra i pipistrelli, nuove pandemie potrebbero svilupparsi, annidarsi e diffondersi negli allevamenti dei cosiddetti animali da pelliccia. A rivelarlo è uno studio pubblicato recentemente su Nature e condotto presso l’University of Sydney, in Australia, secondo cui questi allevamenti potrebbero essere un vero e proprio ponte tra esseri umani e virus che circolano tra la fauna selvatica.

Nel mirino Europa e Cina

Il commercio di pellicce è diffuso in tutto il mondo, ma la maggior parte degli allevamenti è collocato in Cina ed Europa; in particolare, gli allevamenti europei, solo nel 2016, hanno prodotto circa 39 milioni di pelle di visone, mentre quelli cinesi circa 26 milioni. E non a caso, i visoni di entrambi i continenti sono stati i primi animali ad ammalarsi allo scoppio della pandemia da Covid-19.

E non è finita, perché è probabile che i visoni abbiano avuto e abbiano tuttora un ruolo rilevante nella diffusione di H5N1, il virus dell’influenza aviaria, così come il cane procione potrebbe essere un anello cruciale della proliferazione del virus che causa la Sars.

Gli autori dello studio, nello specifico, hanno cercato di individuare i virus che si aggirano tra gli allevamenti di pellicce nel Paese del Sol Levante e, per farlo, hanno rilevato e analizzato campioni di tessuto intestinale e polmonare di circa 400 animali morti proprio per malattie infettive tra il 2021 e il 2024.

Successivamente, hanno sequenziato il DNA e l’RNA e identificato ben 125 virus diversi, compresi molti virus influenzali e coronavirus: il virus dell’encefalite giapponese e un coronavirus molto simile a HKU5, responsabile della Mers, sono stati individuati proprio nei visoni; il virus H6N2 è stato rilevato in un topo muschiato, mentre ben 36 virus non erano mai stati osservati prima.

Individuati 30 virus potenzialmente pericolosi

Stando a quanto rilevato dai ricercatori, sarebbero più di 30 i virus preoccupanti per via della loro capacità di spostarsi da una specie all’altra; inoltre, visoni e cani procioni sarebbero le specie più pericolose, poiché portatori di 10 dei patogeni più pericolosi.

Le preoccupazioni, quindi, in merito agli allevamenti da animali da pelliccia sono assolutamente fondate, anzi, la gamma di virus potenzialmente pericolosi è molto più ampia di quanto si potesse immaginare. Ciò significa che bisognerebbe optare per una transizione verso la produzione di pellicce esclusivamente artificiali, oppure per un maggior controllo della produzione di pellicce naturali.

Visone
Photo by Nibman – Pixabay

Di per sé, gli allevamenti contribuiscono all’inquinamento dell’aria, anche in Italia; se poi a questo si aggiunge anche la possibilità che si diffondano virus potenzialmente pericolosi, allora è il caso di intervenire e limitare i danni ancora prima che si manifestino, con l’obiettivo di tutelare la salute delle persone e degli animali in primis.

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