Otarie e pinguini a rischio estinzione: l’annuncio shock della IUCN
L’IUCN ha annunciato che otarie e pinguini sono in pericolo: due nuove specie si aggiungono così alla lista degli animali a rischio estinzione ed entrano ufficialmente nella Lista Rossa. Insieme a loro, si avvicina di un gradino al pericolo massimo anche l’elefante marino meridionale.
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Il cambiamento climatico sta spingendo sempre più specie sull’orlo dell’estinzione, ed è di pochi giorni fa l’annuncio dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) che riguarda la riclassificazione nella Lista Rossa di due specie iconiche dell’Antartide:
- il pinguino imperatore,
- l’otaria orsina.
Queste due specie entrano ufficialmente tra quelle a rischio estinzione, ma le brutte notizie non finiscono qui. A loro, infatti, si aggiunge l’elefante marino meridionale, che passa da rischio minimo a vulnerabile.
Otarie e pinguini in pericolo

Quando l’IUCN aggiorna la sua Lista Rossa, purtroppo, raramente lo fa declassando una specie. Anche stavolta, infatti, la riclassificazione ha riguardato due avanzamenti di status, che portano otarie orsine e pinguini imperatori a rischio estinzione, e li fanno uscire dallo step precedente (quasi minacciato). I fattori principali che minacciano queste due specie iconiche dell’Antartide sono il riscaldamento delle acque oceaniche, lo scioglimento dei ghiacci marini e la diminuzione della disponibilità di cibo. Il pinguino imperatore, il più grande pinguino sulla Terra, potrebbe dimezzare la sua popolazione entro il 2080, con una perdita di oltre 20.000 esemplari adulti, stando alle stime degli esperti, che spiegano:
Per i pinguini imperatore, il ghiaccio marino è l’habitat principale. Si riproducono sul ghiaccio costiero e la significativa perdita di ghiaccio marino derivante dai cambiamenti climatici rimane una minaccia costante, che probabilmente ridurrà il successo riproduttivo e la sopravvivenza degli adulti a lungo termine. Necessitano di ghiaccio stabile come piattaforma per accoppiarsi, covare le uova, allevare pulcini e sostituire le piume durante la muta annuale. Queste icone potrebbero scivolare verso l’estinzione entro la fine del secolo, se non interveniamo ora.
Specie animali a rischio estinzione

Insieme ai pinguini imperatore, anche le otarie orsine sono passate dal rischio minimo al pericolo estinzione, ma la loro storia è diversa. Nel XIX secolo, infatti, dopo diversi interventi legislativi e progetti di conservazione (arrivati in seguito alla quasi estinzione della specie a causa della caccia selvaggia), sono riuscite a sopravvivere, ma tra il 1999 e il 2025 la popolazione è tornata a diminuire, nella misura di oltre il 50%. Per loro il fattore X è la diminuzione della disponibilità di krill, la loro principale fonte di cibo, a causa dell’aumento delle temperature superficiali delle acque:
Il krill si sta spostando più a largo e in acque più profonde, il che aumenta la difficoltà di essere raggiunto dai predatori terrestri.
Così spiegano gli studiosi, che sottolineano anche la variazione di classe per l’elefante marino occidentale, che a causa di un’epidemia di influenza aviaria che sta decimando la popolazione in Patagonia e Georgia del Sud, passa da rischio minimo a vulnerabile. Nel 2023 si è registrata una mortalità del 97% tra i cuccioli, e una riduzione del 47-50% delle femmine adulte, attaccate non solo dal virus, ma anche dallo stress di dover abbandonare i piccoli e dalle continue perdite. La situazione sta peggiorando a vista d’occhio, e le specie a rischio estinzione aumentano di anno in anno in tutto il mondo, ma l’Antartide sembra soffrire più di molti altri territori gli effetti nefasti del cambiamento climatico, che interviene su oceani, ghiacciai e habitat naturali in modo più importante e devastante.