La rana verde e dorata torna a vivere grazie a un progetto rivoluzionario
Il miracolo della rana verde e dorata racconta una storia di speranza per tutte le specie a rischio estinzione e per quelle che sono già considerate estinte: grazie ai programmi di recupero e all’impegno collettivo, la salvezza è possibile: a riportare la specie in natura sono le frog spa.
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La storia della rana verde e dorata ha dell’incredibile, e lancia un messaggio di speranza per tutte le specie a rischio estinzione del pianeta. Negli anni Ottanta questa specie è stata sterminata da un fungo letale (il chytrid), che in tutto il mondo ha devastato intere popolazioni di anfibi.
Attorno a Canberra, questa specie non si vedeva da tantissimi anni, ma grazie ad un progetto scientifico è finalmente tornata in natura. Si tratta delle cosiddette frog spa, dei veri e propri centri di riabilitazione per rane, in cui si ricreano gli habitat naturali degli anfibi in difficoltà, e che ha permesso la reimmissione in stagni e zone umide di oltre 300 esemplari.
Il miracolo della rana verde e dorata

Diversi decenni fa, il chytrid, un fungo patogeno letale, ha sterminato e causato la decimazione di tantissimi anfibi in tutto il mondo. Per moltissimi anni non è stato possibile contrastare la sua azione, ma finalmente la comunità scientifica è giunta ad una soluzione, e questo ha permesso di reintrodurre in natura una specie che si credeva estinta, e che a Canberra non si vedeva dagli anni ‘80 del secolo scorso: la rana verde e dorata. Il suo destino sembrava ormai segnato, tanto che l’ACT l’ha dichiarata ufficialmente estinta, ma grazie ad una strategia integrata, oggi torna ad abitare il pianeta Terra.
La strategia consiste principalmente in un iter ben preciso, che serve ad isolare le rane dal fungo:
- l’allevamento in cattività delle rane,
- l’immunizzazione delle aree contro la malattia del fungo,
- la reintroduzione in natura in gruppi di 15 individue per ognuno dei 15 stagni selezionati.
Considerando che ogni femmina può deporre fino a 8.000 uova in una sola stagione riproduttiva, l’obiettivo è arrivare ad almeno 200 rane per ogni stagno, per stabilizzare le popolazioni e renderle autosufficienti dal punto di vista biologico.
Il ruolo delle frog spa

Il punto debole del processo di reintroduzione in natura però, sta nel fatto che i nuovi nati non sono immuni al fungo, il che potrebbe portare ad un nuovo sterminio. Per scongiurare questa evenienza però, gli scienziati hanno creato le cosiddette frog spa e saune, che nella reimmissione in natura della rana verde e dorata hanno giocato un ruolo di fondamentale importanza. Il chytrid, infatti, non sopravvive con temperature molto alte, e bastano 28°C per ucciderlo. Al contrario, la rana verde e dorata si trova perfettamente a suo agio anche oltre i 30°C. Così, vicino agli stagni, gli scienziati hanno installato 180 strutture in mattoni neri coperti da fogli rigidi di plastica, nelle cui fessure le rane si possono rifugiare e dove il calore si accumula facilmente, creando un microclima ideale e che, al contempo, ostacola la diffusione del fungo.
Queste piccole saune per rane si affiancano a quelle che sono state definite frog spa, zone umide con acqua di una certa salinità, in grado di contrastare la sopravvivenza del fungo. Si tratta di un’idea che ha permesso alla rana verde e dorata di rinascere, anche se non può ancora dirsi totalmente fuori pericolo. La sua reintroduzione però, lancia un messaggio positivo a tutto il mondo, che si affianca al successo dei progetti del WWF per salvare i koala australiani e dimostra come con il giusto approccio, anche le specie a rischio possono avere una seconda possibilità.