In Namibia si uccidono zebre ed elefanti per combattere la fame

Autore:
Marica Maria Musumarra
Tempo di lettura: 3 minuti

Soffrire la fame porta ad atti estremi, così come sta accadendo in Namibia: qui vengono uccisi ogni giorno zebre, bufali, elefanti e altri animali per sopperire a malnutrizione e siccità.

Elefanti
Photo by kolibri5 – Pixabay

La Namibia è in ginocchio. Tra la siccità dettata dai cambiamenti climatici e l’arrivo di El Niño, il governo è stato costretto a prendere una decisione drastica e drammatica: o si uccidono gli animali, o gran parte della popolazione rischia di morire di fame. Inutile dire su cosa sia ricaduta la scelta, messa nero su bianco pochi giorni fa e decretando la morte di 300 zebre, 30 ippopotami, 83 elefanti, 50 impala, 60 bufali e 100 gnu.

Saranno uccisi almeno 700 animali

Quello in corso è sicuramente tra i momenti più bui della Namibia, dove a causa dell’assenza di acqua e l’impossibilità di coltivare, ben l’84% delle riserve alimentari è già stato esaurito. Ciò significa che per evitare che la popolazione muoia di fame sarà necessario abbattere almeno 700 animali, da scegliere tra quelli più fragili e nelle zone in cui il loro numero supera la disponibilità di acqua e pascoli.

L’esecuzione verrà affidata a cacciatori professionisti che, già nei mesi scorsi, sono stati costretti a uccidere più di 150 esemplari per ottenere 55mila chili di carne circa. Quella che si otterrà adesso verrà poi distribuita alla popolazione, permettendole di sopravvivere.

Una condizione che non lascia scampo

Se in Namibia ad avere la peggio sono gli animali, in Paesi come il Malawi e lo Zambia avviene di peggio: a causa del fenomeno El Niño e della siccità incessante, molte famiglie sono costrette a “vendere” le proprie figlie in cambio di cibo. In pratica, le ragazze sono obbligate a sposarsi forzatamente, a unirsi in matrimoni non voluti, con il solo scopo di ottenere cibo e sostentamento da parte dei mariti. Un fatto che desta stupore e un certo malessere.

In Namibia, che rientra tra i Paesi africani più ricchi, l’attenzione si sposta invece sugli animali con l’ulteriore scopo di ridurre i livelli, già piuttosto alti, di insicurezza alimentare acuta di cui potrebbero già essere affette circa 1,4 milioni di persone – cioè la metà della popolazione totale.

Stando a quanto riferito dal Governo, l’abbattimento degli animali prescelti servirà anche ad alleviare la pressione sulle risorse idriche, pochissime, di cui ora usufruiscono gli esemplari.

Non solo, perché un altro obiettivo consiste nel ridurre il rischio di conflitti tra uomini e animali, dato che entrambi si contendono l’acqua.

La ribellione degli animalisti

Ovviamente, non sono mancate le proteste da parte di animalisti e ambientalisti che hanno mostrato grande preoccupazione per gli abbattimenti previsti e non solo per quanto riguarda i diritti degli animali, ma anche per l’impatto che ciò potrebbe avere su economia e turismo.

Ippopotamo
Photo by designerpoint – Pixabay

É vero, quest’anno sull’Africa si è abbattuta un’ondata di caldo senza precedenti ma questo non significa che debbano rimetterci gli animali e, con loro, interi ecosistemi. La speranza è che il governo della Namibia possa trovare una soluzione alternativa, e anche nel più breve tempo possibile.

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